L’economia del Portogallo si presenta oggi con un andamento più che positivo. Come un racconto in due atti distinti: il primo, segnato dalla recessione e dagli squilibri, e il secondo, che narra di una resilienza straordinaria e di una crescita che oggi supera quella della zona euro.
Fino al 2015, la storia economica del Portogallo era dominata da difficoltà profonde: ampi deficit commerciali, una produttività stagnante e un debito pubblico che, partito dal 70% del PIL nel 2008, schizzava a livelli pericolosi negli anni successivi. La crisi globale dei subprime del 2008, partita dagli Stati Uniti, ha travolto in pieno l’economia portoghese. Un dramma che culminò nel 2011 con il salvataggio da parte della Troika.

Ma è proprio sulle macerie di quella crisi che il Portogallo ha tracciato un nuovo percorso. La contrazione dei consumi interni ha spinto le imprese a cercare opportunità oltre i confini nazionali. Anche l’andamento esplosivo del settore turistico ha ridisegnato l’intero panorama dell’economia in Portogallo. Offrendo così un contributo essenziale alla bilancia commerciale nazionale. Parallelamente, politiche di rigore finanziario hanno segnato una nuova era per i conti pubblici, culminando in avanzi di bilancio (esclusi gli anni eccezionali della pandemia) e riduzioni accelerate del debito.
Stagnazione o progresso? Le sfide ancora aperte
Nonostante i successi raggiunti, il Portogallo continua a fronteggiare ostacoli importanti. Investimenti pubblici insufficienti, una moderata crescita della produttività e salari che non tengono il passo con l’aumento del costo della vita pesano ancora sull’economia. Sebbene il tasso di crescita portoghese superi oggi quello della media dell’eurozona, il ritorno alla “normalità” lascia territori ancora inesplorati sulla strada della convergenza economica con i principali Paesi europei.
Il ruolo strategico delle esportazioni
Un segnale positivo emerge dall’andamento strategico delle esportazioni, che hanno consentito all’economia del Portogallo di ribaltare il saldo del conto corrente. Non solo, ma anche del conto capitale già a partire dal 2012, mantenendolo positivo fino al 2022. Il settore turistico, in particolare, si è rivelato un autentico motore economico. Ma come sottolinea Miguel St. Aubyn, professore all’ISEG, “una convergenza sostenuta richiederà di modernizzare veramente gli investimenti, sia pubblici che privati, e superare vecchie barriere”.
Le chiavi del futuro: investimenti e innovazione
Superare i limiti strutturali del sistema è cruciale per una crescita più stabile. Tra le criticità: bassi livelli di investimento pubblico, un mercato immobiliare squilibrato, distribuzione iniqua del reddito. Che si sommano ad inefficienze nella pubblica amministrazione e un panorama imprenditoriale troppo legato a piccole imprese poco competitive.
Questi problemi rendono difficile non solo trattenere, ma anche attrarre lavoratori qualificati. Un tema su cui il governo ha avanzato proposte fiscali ancora da testare a pieno. Come afferma João Borges de Assunção, della Católica Lisbon School of Business & Economics, “per una piccola economia come quella portoghese, aumentare la produttività significa competere sui mercati internazionali e sviluppare settori ad alta produttività”.
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