Gli autisti operanti sotto il regime TVDE (quelli delle piattaforme di UBER e BOLT, ndr) hanno annunciato uno sciopero e manifestazioni in diverse città del Portogallo questo venerdì 5 aprile. La mobilitazione, che interesserà città come Lisbona, Coimbra e Faro, ha come obiettivo centrale la lotta per migliori condizioni di lavoro.
A Lisbona, un significativo raduno è previsto alle 7 del mattino in Avenida Dom João V, presso le Amoreiras, vicino alla sede di Uber, punto nevralgico per gli autisti TVDE. Anche a Faro, gli autisti si riuniranno all’aeroporto alle 9 del mattino, anticipando uno “stop” delle attività che durerà 24 ore nella capitale.
L’Associazione Nazionale dei Movimenti – TVDE ha annunciato il proprio “supporto istituzionale” agli autisti impegnati in queste proteste. Il presidente recentemente eletto dell’associazione, Vítor Soares, ha condiviso con l’agenzia Lusa la solidarietà verso i lavoratori, sottolineando l’attuale stato di insoddisfazione nel settore.
Tra le richieste: tariffa minima e remunerazioni più alte dalle piattaforme
Tra le principali rivendicazioni degli autisti vi è l’introduzione di una tariffa minima chilometrica di 0,80 centesimi. Questo è il valore ritenuto minimo per garantire la sostenibilità finanziaria delle loro attività. Inoltre, viene avanzata la richiesta che sia riconosciuto e remunerato il 50% del tragitto compiuto dall’autista per raggiungere il luogo di prelievo del cliente. Questo è un aspetto critico, considerando che spesso le piattaforme assegnano corse che possono distare fino a 10 chilometri dal punto di partenza del conducente.
Una questione altrettanto pressante riguarda la richiesta di revisione della legge 45/2018, nota come “legge Uber”. Gli autisti TVDE, che hanno già sollecitato incontri con i partiti rappresentati in parlamento per discutere possibili modifiche alla normativa, denunciano una situazione di deregolamentazione effettiva nel settore, malgrado l’esistenza di una legislazione specifica. Secondo Soares, le regole sono attualmente dettate esclusivamente dalle piattaforme operative. I protestanti rivendicano la necessità di un’intervento normativo più equo da parte dello Stato.




