Il 28 marzo 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge urgente per la regolamentazione del riconoscimento della cittadinanza italiana per i residenti all’estero. Confermando il principio dello “ius sanguinis”, che consente il riconoscimento della cittadinanza tramite discendenza, il decreto introduce restrizioni mirate per garantire un legame effettivo con l’Italia. L’obiettivo è rendere più selettivo l’accesso alla cittadinanza per i figli e i nipoti di italiani nati all’estero, soprattutto in risposta al massiccio flusso di richieste provenienti dal Sud America.
Secondo le parole del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, “è necessario evitare abusi e richieste prive di un reale interesse nei confronti del nostro Paese”. Il decreto vuole allineare l’ordinamento italiano a quello di altri Paesi europei, garantendo la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea solo a chi dimostri un autentico legame con l’Italia.
Leggo Algarve a questo proposito a sentito Guido Moretti Presidente Airep di Lisbona. “Probabilmente era necessario mettere ordine a questa materia, sia per il gran numero di richieste sia perché si erano effettivamente verificati degli abusi. Tuttavia, il metodo scelto, ovvero quello della decretazione d’urgenza, è a mio parere ingiustificato. Sarebbe stato meglio correggere le parti necessarie coinvolgendo gli organismi di tutela degli italiani all’estero, come il CGIE e i Comites. In particolare nei Paesi che hanno vissuto un vasto fenomeno di emigrazione, come Brasile, Argentina, Stati Uniti e Venezuela.”
Ma Cosa Cambia con il Nuovo Decreto
Dalla mezzanotte del 29 marzo 2025, ottenere la cittadinanza italiana attraverso le vecchie normative non sarà più possibile. I nuovi requisiti prevedono che la cittadinanza possa essere richiesta unicamente se il richiedente può dimostrare la discendenza diretta fino ai nonni cittadini italiani.

La gestione delle pratiche per i maggiorenni si sposterà dai consolati alla Farnesina, centralizzando l’intero processo. Contestualmente, tutta la documentazione dovrà essere inviata per posta al ministero e verrà digitalizzata in un secondo momento, mentre le comunicazioni saranno gestite esclusivamente in formato elettronico. Tuttavia, questa centralizzazione rischia di rallentare l’iter burocratico. I tempi per l’istruttoria passeranno infatti da 24 a 48 mesi. Inoltre, verrà previsto un tetto massimo al numero di richieste accettabili ogni anno per evitare sovraccarichi amministrativi.
L’Ambasciata d’Italia a Lisbona in un comunicato informa che è già sospesa la fissazione di nuovi appuntamenti, la ricezione di domande e le pratiche di riconoscimento di cittadinanza per discendenza. Secondo Moretti: “l’unica nota positiva sembra essere quella di costituire un apposito organismo, anche se deve ancora essere individuato. Questo dovrebbe quindi alleggerire i Consolati da una consistente quantità di lavoro, con la speranza che ciò contribuisca a migliorare la loro attività”.
Freno all’Abuso dello Ius Sanguinis
Una delle modifiche più rilevanti riguarda proprio le richieste di cittadinanza basate sul principio dello “ius sanguinis”. Questa norma, che consente di trasmettere la cittadinanza italiana per via generazionale; negli ultimi anni ha portato a un aumento esponenziale di potenziali richiedenti residenti, specialmente in Paesi esteri come l’Argentina e il Brasile. Paesi che hanno visto ampie ondate migratorie dall’Italia in passato.
“Io credo che sarà una forte limitazioni, la discendenza, limitata ai nonni, che sia anche al fine di ridurre drasticamente il numero di richieste.” Continua nelle sue osservazioni Moretti: “Tenga conto del fatto che nei Paesi dell’America del Sud l’immigrazione italiana è avvenuta in gran parte tra la fine dell’Ottocento e nel secondo dopoguerra.”
Il governo punta infatti ad arginare le richieste di cittadinanza italiana dei residenti all’estero limitandole solo ai discendenti diretti di genitori o nonni italiani. Tajani ha assicurato che il principio dello “ius sanguinis” sarà mantenuto, ma saranno imposti limiti per evitare abusi o pratiche scorrette, come la “commercializzazione” dei passaporti italiani.
“Quindi”, conclude Guido Moretti, “secondo la mia opinione, sarà una penalizzazione per tutti i discendenti degli italiani. Ma anche un mancato riconoscimento dei sacrifici compiuti dagli immigrati in quegli anni difficili per il nostro Paese”.
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