Con l’espressione barriera linguistica ci riferiamo a quella condizione nella quale si cerca di comunicare tra persone, in assenza di una lingua comune, e la comunicazione sembra proprio non riuscire a fluire. Quando non ci si riesce a capire, l’altra persona sembra lontana, distante, pur essendo lì di fronte a noi. A separarci c’é una barriera invisibile ma profonda, spessa.
Sentire il peso della barriera linguistica é un’esperienza molto comune in chi espatria verso un paese di cui non si conosce bene la lingua.
Difficoltà pratiche e sociali dovute alla barriere linguistica
Vorremmo dire delle cose, ma non riusciamo a trovare le parole. Questo determina innanzitutto delle difficoltà nella gestione di alcuni compiti quotidiani, come per esempio fare una visita medica, risolvere questioni burocratiche presso degli uffici, o per uno studente, comprendere bene i contenuti di una lezione.
Non meno importanti, sono le ricadute sociali: se nei processi di comunicazione sentiamo il peso della barriera linguistica, costruire nuove amicizie può diventare veramente complesso.
La barriera linguistica e il bisogno innato dell’uomo di comunicare
Lo psicologo statunitense Abraham Maslow, nella piramide delle necessità primarie dell’essere umano, colloca al terzo gradino i bisogni di appartenenza, chiamati anche bisogni sociali. L’essere umano é un essere sociale, dunque é fisiologicamente predisposto ad interagire e relazionarsi con gli altri. La prima modalità di interazione é la comunicazione.
Per quanto dunque possa apparire banale, ma per una persona che espatria, la sensazione di non riuscire comunicare come si vorrebbe, può diventare veramente molto frustrante e stressante. Questo accumulo di stress, potrebbe mettere in discussione il nostro benessere psicologico, incidendo negativamente sulla nostra esperienza di espatrio.
La frustrazione del non riuscire a comunicare, potrebbe degenerare in rabbia, quindi in rifiuto di entrare in relazione con gli altri, quindi in sensazioni di impotenza e isolamento.
Dalla frustrazione all’azione
Dobbiamo quindi iniziare a guardare la comunicazione come un bisogno del quale prenderci cura attivamente, e dobbiamo iniziare a cercare delle strade alternative per soddisfarlo. Con pazienza, costanza, un pizzico di benevolenza ed accoglienza nei nostri confronti e mantenendoci aperti a nuove esperienze (agli expat, l’apertura alle esperienze nuove é una caratteristica che certamente non manca!).
Dopo questo passaggio psicologico interno, il suggerimento é di passare all’opera. Iniziare a studiare la nuova lingua, con un atteggiamento morbido, accogliente, ma anche determinato.
Affinché lo studio della nuova lingua sia più efficace, suggerisco di studiare in gruppo, in una classe, così da uscire dal proprio isolamento, e sentirsi in una condizione alla pari con persone che stanno vivendo la stessa difficoltà. Utilissime sono le lezioni con studenti di più nazionalità. Studiare in gruppo attiva un processo di identificazione reciproca, in sintesi ci si sente tutti sulla stessa barca e ci si inizia a supportare a vicenda.
Sarebbe importante inoltre iniziare a svolgere sul territorio e sempre in gruppo delle attività che ci appassionano e nelle quali abbiamo esperienza: uno sport o un’ altra attività ricreativa. Consiglio un contesto che ci dà piacere e nel quale ci sentiamo competenti o a nostro agio. Dobbiamo attivare un processo di esposizione alla nuova lingua, equilibrando la sensazione di disagio a quella di comodità.
Un’altra raccomandazione. Se dovessi sentire che la barriera linguistica ti sta portando ad isolarti e sentirti impotente, incapace o fuori luogo, non aspettare che questo processo avanzi. Fermati e chiedi aiuto ad uno psicologo esperto nelle sfide psicologiche legate all’esperienza di espatrio.
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
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Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
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