I dazi imposti dall’amministrazione Trump continuano a far discutere, e secondo quanto emerso da uno studio della Banca del Portogallo (BdP), gli effetti potrebbero avere conseguenze rilevanti sull’economia portoghese. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il principale mercato extra-UE per il Portogallo, con le esportazioni verso gli USA che nel 2023 hanno pesato per il 2% del PIL nazionale. Tuttavia, l’aumento delle barriere tariffarie deciso dalla Casa Bianca rischia ora di penalizzare seriamente settori chiave dell’export lusitano.
I settori a rischio
Secondo la BdP, i settori più esposti ai dazi statunitensi includono il tessile e i prodotti minerali non metallici (come vetro, ceramica e cemento), seguiti da comparti quali bevande, informatica, elettronica, ottica, comunicazioni e cuoio. In queste aree, la percentuale di imprese fortemente orientate al mercato americano varia tra l’8% e il 12%.
Inoltre, lo studio evidenzia che circa il 70% delle merci esportate dal Portogallo negli Stati Uniti è attualmente soggetto a tariffe comprese tra lo 0% e il 2%, mentre il 6% del valore totale delle esportazioni subisce dazi del 10% o più. Un aumento delle tariffe potrebbe quindi amplificare gli effetti negativi su questi settori, rendendo più difficile l’accesso delle merci portoghesi al mercato americano.
Gli effetti dei Dazi di Trump sull’economia in Portogallo
La BdP ha stimato che un incremento del 25% delle tariffe statunitensi sui beni provenienti dall’Unione Europea – scenario già ipotizzato – potrebbe tradursi in una contrazione cumulativa del PIL portoghese dello 0,7% entro tre anni, con un impatto maggiore nel primo anno. A questa stima si aggiungono ulteriori preoccupazioni legate all’incertezza generata da politiche commerciali imprevedibili e dalla possibilità di misure di ritorsione tra partner internazionali. Questo clima potrebbe intaccare la fiducia di imprese e consumatori, con ripercussioni negative sull’investimento e sulla spesa privata. Di seguito una grafica riassuntiva, preparata da Leggo Algarve, sui rapporti commerciali tra Portogallo e Stati Uniti.

L’analisi sottolinea inoltre che il calo delle esportazioni dovuto agli aumenti tariffari potrebbe spingere i produttori lusitani a rivedere le proprie strategie. Tra le possibili risposte vi è la riduzione dei prezzi di vendita – comprimendo così i margini di profitto – o, per le multinazionali, la delocalizzazione della produzione negli USA per aggirare le barriere tariffarie. Tuttavia, quest’ultimo scenario, pur abbattendo i costi di trasporto, comporterebbe modifiche strutturali nei costi produttivi, rendendo tale strategia spesso poco conveniente.
Un futuro incerto per il commercio globale
Lo studio conclude che l’imposizione di dazi più alti e le eventuali rappresaglie da parte dei Paesi colpiti non danneggeranno soltanto le esportazioni. Soprattutto avranno effetti negativi anche sul benessere complessivo delle economie coinvolte. Le imprese dovranno essere pronte ad adattarsi, trovando nuovi mercati o ottimizzando le proprie catene di approvvigionamento per fronteggiare l’instabilità generata dai cambiamenti nelle politiche commerciali globali.
In definitiva, gli effetti complessivi sull’economia del Portogallo dei dazi USA voluti da Trump, potrebbe essere significativo. Ovvero con una riduzione cumulativa del PIL stimata intorno all’1,1% entro tre anni, concentrata soprattutto nei primi due anni. A pesare non sono solo le politiche tariffarie, ma il clima di crescente tensione e instabilità che frena la fiducia degli attori economici. Gli effetti dei dazi di Trump, se non mitigati, rischiano dunque di trasformarsi in un freno prolungato alla crescita portoghese.
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