Oggi Oliviero Toscani, il fotografo italiano più famoso nel mondo è morto dopo una lunga malattia che non gli ha dato scampo. Aveva 82 anni. La triste notizia, lanciata dalla famiglia con un comunicato è presto rimbalzata su tutti i giornali portoghesi. Ma quali legami aveva Oliviero Toscani con il Portogallo? Era il 2005 quando un’insolita invasione conquistò il cuore di Lisbona. Gli asini di Miranda, diventarono protagonisti di una mostra unica, che avvicinò il pubblico a una delle razze asinine più antiche e affascinanti al mondo. L’evento trovò la sua cornice ideale nel suggestivo Castello di S. Jorge. Vennero installati 50 pannelli fotografici, di grandi dimensioni, che immortalarono la dolcezza e la semplicità di questi animali in un dialogo ravvicinato con la cultura tradizionale mirandese.
Dietro questo straordinario progetto c’era l’estro di Oliviero Toscani, noto per le sue audaci campagne di comunicazione. Dopo il suo distacco dal marchio Benetton, Toscani decise di abbracciare un messaggio diverso: sensibilizzare le persone sulla minaccia di estinzione per questa razza simbolica del Portogallo e riflettere sull’eccessiva dipendenza della società dalla tecnologia. Con il titolo evocativo “Software + Hardware = Burros”, l’esposizione non fu soltanto un omaggio alla purezza degli asini, ma anche una critica al distacco umano dalla natura.
Un viaggio tra ricordi e ispirazioni
Toscani scoprì gli asini di Miranda grazie a Lorenzo Barsotti, direttore del Creation Center for Theatre and Street Arts. Ne rimase subito affascinato. Il fotografo ricordava ancora i suoi viaggi in Portogallo all’indomani della Rivoluzione dei Garofani. Era un periodo di speranza e trasformazione, in cui si potevano ancora vedere donne in abiti tradizionali accompagnare gli asini lungo strade polverose. Stanco della perfezione fittizia del mondo della moda, Toscani capì che questi animali rappresentavano l’autenticità che desiderava catturare: creature umili, ma straordinariamente dignitose.

Con il sostegno dell’Associazione per lo Studio e la Protezione del Burro di Miranda (AEPGA), Oliviero Toscani trascorse cinque intensi giorni sull’Altopiano Mirandese, esplorando villaggi come Malhadas, Ifanes e Paradela. I soggetti delle sue fotografie non erano solo gli asini, ma anche i loro custodi e le storie che li legavano a quei luoghi. Ogni immagine raccontava un pezzo della cultura locale, mettendo in risalto la connessione profonda tra uomo e natura.
Gli ambasciatori di una tradizione
Gli asini immortalati da Toscani non erano semplici animali da lavoro. Alcuni di loro avevano un ruolo fondamentale nella tutela della razza. Outeiro, ad esempio, era un riproduttore d’élite, padre di molti esemplari dell’altopiano. Lorenzo, così chiamato proprio in onore del produttore Lorenzo Barsotti, era noto per la sua docilità, mentre Tó divenne addirittura protagonista di una copertina editoriale per un’opera di Juan Ramón Jiménez. Ma il cuore di questo progetto erano anche le persone: uomini e donne come Adelina Neto e Francisco “Ceteiro”, che dedicavano la loro vita alla cura degli asini e alla salvaguardia delle usanze mirandesi.
Un successo oltre i confini
Dopo aver incantato Lisbona per due mesi, la mostra fotografica con le opere di Oliviero Toscani intraprese un viaggio straordinario attraverso il Portogallo, toccando città dal nord al sud. Ma il suo impatto non si fermò lì. Da Dublino a Bratislava, fino a Milano, “Software + Hardware = Burros” portò il fascino di questi animali e il talento di Oliviero Toscani ben oltre i confini del Portogallo. L’evento non solo accese un faro sull’importanza della biodiversità, ma mostrò anche al mondo un lato del Portogallo spesso inosservato.
Una lezione di autenticità
Burbero, all’apparenza inflessibile nelle sue posizioni, dietro la scorza ruvida e dura che mostrava al grande pubblico Oliviero Toscani nascondeva una persona generosa, sincera desiderosa di restituire la dignità ai più fragili. In sessant’anni di carriera ha parlato attraverso la lente della sua macchina fotografica senza censure. Schierato, sempre, da lato dei più fragili, dei deboli, della fetta più vulnerabile della popolazione, quella esclusa ed emarginata dai più, per restituire a queste persone dignità umana e libertà di essere semplicemente se stesse. Oliviero Toscani, morto a 82 anni, ha firmato campagne in grado di suscitare dibattito e critiche per crudezza o anticonformismo. Noi di Leggo Algarve lo abbiamo voluto ricordare attraverso la descrizione di questo progetto minore del 2005, dove tuttavia il Portogallo trovò un ambasciatore d’eccellenza nel genio creativo di Oliviero Toscani.
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