Un pomeriggio di ordinaria follia ha scosso la tranquillità di Lousã, nella provincia di Coimbra, portando alla luce dinamiche violente che purtroppo ricordano da vicino le cronache recenti italiane. Tutto è nato da un banale litigio sui social, degenerato rapidamente in una vera e propria spedizione punitiva organizzata da un folto gruppo di minori. Le forze dell’ordine sono intervenute prontamente per sedare gli animi ed evitare il peggio, in un’operazione precisa in cui la GNR ha bloccato questa baby gang composta da circa venti adolescenti. L’episodio, avvenuto lunedì pomeriggio, ha coinvolto giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni, partiti in massa dalla città di Coimbra utilizzando la metropolitana leggera per raggiungere la vittima designata.
La dinamica dell’agguato e come la GNR blocca la baby gang
Secondo le ricostruzioni effettuate dalle autorità portoghesi, il gruppo conosceva perfettamente le abitudini del bersaglio. Gli adolescenti hanno atteso il coetaneo nel centro della cittadina, in una zona residenziale solitamente tranquilla. Non appena la vittima è transitata nell’area, è scattata l’aggressione fisica. La situazione è degenerata rapidamente, mettendo subito in allarme i residenti.
Grazie infatti alle segnalazioni dei cittadini che il dispositivo di sicurezza della GNR si è attivato con la massima urgenza. Un testimone durante la chiamata al 112 riferiva della possibile presenza di un’arma da fuoco tra i membri del gruppo. Questo dettaglio ha spinto le forze dell’ordine a dispiegare un contingente massiccio, inclusi elementi del Distaccamento di Intervento di Coimbra. Con professionalità, lo si vede dalle immagini divulgate sui social, la GNR blocca i giovani appartenenti alla banda giovanile (questo è il significato di baby gang) circondando i ragazzi e procedendo alle perquisizioni sul posto.
L’origine di tanta violenza risiede in una dinamica ormai classica e preoccupante: l’uso irresponsabile dei social media. Alla base del regolamento di conti vi sarebbe la condivisione non consensuale di alcune fotografie di una ragazza su una piattaforma social. Questo gesto ha innescato una spirale di vendetta trasversale.
Dal cyberbullismo alla strada
I compagni di scuola della vittima hanno riferito che il giovane aggredito aveva già ricevuto minacce in precedenza proprio per questo motivo. Il passaggio dalle minacce virtuali alla violenza fisica è stato breve. Si tratta di un copione che purtroppo vediamo ripetersi anche nelle città italiane, dove l’onore digitale viene difeso con atti di violenza talvolta estremi. La tempestiva segnalazione dei cittadini e il puntuale intervento di blocco da parte della GNR della baby gang ha impedito che la spedizione punitiva avesse conseguenze ben più tragiche. Anche il trattamento deciso subito dai giovani, seppur rispettoso della normativa portoghese, siamo certi abbia interrotto una catena di violenza che rischiava di andare fuori controllo. I militari hanno ordinato ai giovani di stendersi a terra o di mettersi contro il muro per essere perquisiti.
Durante i controlli è emersa la veridicità parziale delle segnalazioni: non si trattava di un’arma da fuoco letale, ma di una replica da softair (le pistole ad aria compressa). La sua presenza conferma la premeditazione e la volontà di intimidire. Le perquisizioni messe in atto dalla GNR hanno permesso di sequestrare l’oggetto e di identificare quattro dei responsabili principali per offese all’integrità fisica.
Il disagio sociale dietro il branco
L’operazione ha scoperchiato anche un velo di profondo disagio sociale. Tra i minori fermati, infatti, sono stati identificati due giovani che risultavano scomparsi dalle rispettive case di accoglienza situati nei comuni di Anadia e Figueira da Foz. Secondo quanto riferito dal comando della GNR di Coimbra, questi ragazzi sono stati immediatamente riaffidati alle istituzioni di provenienza.
Il bilancio finale degli scontri parla di tre feriti lievi. I giovani contusi sono stati soccorsi inizialmente dai vigili del fuoco municipali di Lousã direttamente sul posto e, successivamente, trasportati all’Ospedale Pediatrico di Coimbra per accertamenti. I fatti sono stati ora rimessi alla competenza del Tribunale di Lousã, che dovrà valutare le posizioni dei singoli coinvolti in questa triste vicenda di violenza giovanile.
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