Io e Juan Carlos abbiamo affrontato due tappe estenuanti, con le macchine che sfrecciavano intorno a noi come frecce, il cuore che batteva forte e l’adrenalina che pompava nelle vene. La mia condizione di salute, già compromessa dalla febbre, rendeva ogni chilometro una battaglia. Ma il destino ha avuto pietà di noi: siamo stati tratti in salvo dai suoi amici in un paesino abbandonato, risparmiandoci un faticoso tratto. Sono Silvana Di Liberto e benvenuti sulla mia rubrica “La Voce del Cammino” su Leggo Algarve dove vi racconto il mio cammino sulla Via de la Plata in questo articolo sono a Castilla y Leon.
Dopo aver lasciato il mio compagno di viaggio in città, sono arrivata all’albergo municipale. Lì le due hospitaleras mi hanno informato che potevo soggiornare solo per una notte, nonostante stessi male. La mattina alle 8:00 mi sono trovata a vagare per le vie fredde e deserte, avvolta da un silenzio sovrano, con i bar ancora chiusi. Il mio corpo chiedeva sollievo, e così mi sono diretta all’ospedale per un controllo medico. La diagnosi della dottoressa è stata chiara: faringite.
La Forza Trovata negli Incontri
Verso le 12:00, mi sono data appuntamento con l’italiano poliglotta e la coreana conosciuta a Santiponce. Insieme a un olandese alto 2,10 metri che sembrava un gigante in mezzo a noi. Abbiamo trascorso due giorni nello stesso hotel, estremamente centrale, animato da un costante sottofondo di musica e clamore. È stato un toccasana per la mia anima, un momento di riposo e convivialità.
Tuttavia, non tutto è stato facile lungo la Via de la Plata. Ero sul punto di lasciare il Cammino a causa di un episodio spiacevole: in un piccolo paese, ci avevano messo nella stanza un individuo sporco e dall’alito viziato dall’alcol, dicendomi che aveva la credenziale . La situazione era degenerata e ho dovuto intervenire per ottenere che se ne andasse, grazie all’aiuto della Guardia Civil che ha riportato l’ordine.
Il Fascino delle Pietre Dorate di Salamanca e Zamora
Eppure, la magia di scoprire di più mi ha dato la forza di andare avanti. Salamanca mi ha conquistata con la sua Piazza Mayor e l’atmosfera universitaria che si respira in ogni angolo. E poi c’è Zamora, con le sue mura medievali che nascondono tesori romanici e segreti lungo le sue strette stradine acciottolate, raggiungibili solo attraversando il ponte sul fiume Duero.
Quotidianamente sento che questo itinerario esistenziale sulla Via de la Plata, mentre vi scrivo mi trovo a Castilla y Leon, si sta radicando dentro di me. Tra Sfide e Guarigione esistenziale si sta radicando dentro di me. Ho imparato che la gentilezza e la solidarietà degli sconosciuti possono fare la differenza. E sarà proprio arrivando all’ultima provincia della Galizia, quel confine remoto dove la terra tocca l’oceano, che comprenderò il vero valore delle cicatrici che ho accumulato lungo la mia vita. Mi lascio infatti alle spalle i fantasmi del passato e le paure che mi hanno accompagnata fino a qui, liberandomi dalle loro ombre.
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