The “Special One” torna a Lisbona, venticinque anni dopo la sua prima esperienza con le Águias. José Mourinho ha firmato un contratto fino al 2027 e da oggi è ufficialmente il nuovo allenatore del Benfica. L’annuncio è arrivato dopo giorni di attesa e speculazioni, con il tecnico portoghese atterrato ieri sera all’aeroporto di Cascais, accolto da tifosi e giornalisti impazienti di rivederlo protagonista nella Primeira Liga.
“Quando mi è stata data la possibilità di allenare il Benfica non ci ho pensato due volte. Non volevo restare fuori dal giro”, ha dichiarato il 61enne allenatore, apparso emozionato ma al tempo stesso determinato a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera. Le sue prime parole hanno messo subito in chiaro il desiderio di tornare ad allenare dopo l’esperienza al Fenerbahce, conclusa tre settimane fa.
Il ritorno dell’allenatore José Mourinho, 25 anni dopo al Benfica
Era il settembre del 2000 quando Mourinho, allora giovane allenatore emergente, guidava per poche partite il Benfica prima di intraprendere un percorso che lo avrebbe portato a vincere in tutta Europa: Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Manchester United, Tottenham e Roma. Oggi, dopo un quarto di secolo, il tecnico rientra nel club che segnò l’inizio della sua carriera, con un bagaglio di esperienza e di titoli che lo rendono una delle figure più iconiche del calcio mondiale.
Il contratto, valido fino al 2027, prevede un impegno immediato. Mourinho ha già diretto il suo primo allenamento con la squadra poche ore dopo la firma, volendo dare subito un segnale di serietà e disponibilità al gruppo. “Non è un premio alla carriera”, ha precisato in conferenza stampa. Chiarendo infatti che la scelta del Benfica non rappresenta un ritorno nostalgico, ma una sfida concreta.
Rispetto per Lage e la frecciata al Fenerbahce
Nelle sue dichiarazioni, Mourinho ha mostrato rispetto per Bruno Lage, l’allenatore esonerato dopo la pesante sconfitta contro il Qarabag. “Non credo ci sia un allenatore che non se ne vada via frustrato e pensando che le cose sarebbero potute andare diversamente. Lo guardo con immenso rispetto e solidarietà”, ha detto, sottolineando come lui stesso abbia vissuto situazioni simili in passato.
Non è mancata, però, una frecciata al suo ex club, il Fenerbahce, e in particolare al presidente Ali Koç: “Ogni volta che ho lasciato un club, ho chiuso il capitolo senza scuse né accuse. Lui invece ha parlato innumerevoli volte, ma non ha spiegato perché il giocatore che ci ha eliminato sia stato acquistato solo dopo quella partita”. Una dichiarazione che segna la volontà di Mourinho di voltare pagina, ma che non ha mancato di alimentare polemiche in Turchia.
L’accoglienza dei tifosi a Lisbona e le aspettative
Il ritorno dello “Special One” ha scatenato entusiasmo tra i tifosi del Benfica, che lo hanno accolto con cori e applausi fin dal suo arrivo a Lisbona. Per molti sostenitori si tratta di un’occasione storica: Mourinho non è solo un allenatore, ma un simbolo del calcio portoghese nel mondo. L’attesa ora è tutta per l’esordio ufficiale in campionato. Dove il tecnico dovrà subito fare i conti con una piazza esigente e con rivali di altissimo livello come Porto e Sporting.
Il Benfica, reduce da settimane complicate e da risultati altalenanti, spera che Mourinho possa portare disciplina, mentalità vincente ed esperienza internazionale. Per il tecnico, invece, questa è un’opportunità di dimostrare di essere ancora protagonista ad alti livelli, dopo stagioni segnate da alti e bassi in Premier League e Serie A.
Una sfida che va oltre il campo
Con la firma come nuovo allenatore, fino al 2027, José Mourinho non accetta solo una panchina prestigiosa, ma si assume anche la responsabilità di riportare il Benfica ai vertici del calcio europeo. La sua esperienza, il suo carisma e la sua capacità di attrarre giocatori di livello internazionale potrebbero rappresentare un valore aggiunto per il club.
Il ritorno a Lisbona ha anche un forte significato personale. “Prima di salire sull’aereo, mi hanno chiesto se fossi interessato ad allenare il Benfica. E ovviamente ho detto di sì”, ha raccontato Mourinho, ricordando come la scelta sia stata rapida e convinta. Non si tratta dunque di un semplice ritorno alle origini, ma di una decisione strategica per il prosieguo della sua carriera.
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