L’associazione Ajuda a Alimentar Cães coordina una petizione pubblica chiedendo che la lince del deserto, cresciuta come un animale domestico, sia restituita alla sua proprietaria. Oltre 20mila persone hanno già firmato per sostenere questa causa. I fatti risalgono allo scorso 4 luglio quando la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) ha posto sotto sequestro, sull’isola di Madeira, una lince appartenente ad una donna di 38 anni.
Secondo l’associazione, Bores è “a tutti gli effetti un gatto”. Vero sì che si tratta di una Lince del deserto, ma in realtà, fin da piccolo, è cresciuto come un animale domestico. Oggi se rimesso in libertà non riuscirebbe a sopravvivere lontano dal suo ambiente familiare. Secondo l’associazione oggi l’animale si troverebbe in una gabbia piccola e chiusa. In una struttura rumorosa e quindi stressante, molto diversa dall'”ambiente tranquillo” dove ha vissuto per sei anni.
Ajuda a Alimentar Cães sottolinea che Bores è cresciuto in libertà all’interno di un allevamento e ha sempre convissuto con altri animali e umani. Ha seguito una dieta adatta alla sua specie ed è stato monitorato regolarmente dai veterinari.

Fin da piccolo la lince del deserto è cresciuto in compagnia di altri animali domestici
La vicenda ha origine quando una donna di 38 anni è stata identificata dalla GNR. Durante un controllo è emerso che deteneva illegalmente un animale di specie protetta a Funchal, Madeira. L’intervento è avvenuto grazie alla collaborazione tra la Sezione di Investigazione Criminale (SIC) e il Servizio di Protezione della Natura e dell’Ambiente (SEPNA), con l’obiettivo di proteggere le specie selvatiche e reprimere situazioni di traffico e sfruttamento illegale.
Nel corso dell’operazione, si è scoperto che la donna deteneva illegalmente la lince del deserto, portando così al sequestro dell’animale. L’associazione precisa che Bores appartiene alla donna da quando era ancora cucciolo. Venne accolto in casa in un periodo in cui la consapevolezza riguardo al benessere animale era meno diffusa. Non vi era quindi alcuna intenzione di sfruttamento da parte della proprietaria.
L’associazione teme che, non potendo essere reintrodotto in natura, Bores possa finire in uno zoo, dove soffrirebbe per lo stress, la noia e la reclusione, diventando semplicemente un’attrazione per il pubblico.
Pur riconoscendo la necessità di penalizzare la proprietaria per il possesso illegale, Ajuda a Alimentar Cães propone che Bores sia affidato alla donna. Con l’impegno che questa fornisca aggiornamenti periodici sullo stato di salute dell’animale e permetta alle autorità di effettuare controlli regolari.
Aggiornamento: Leggi il Tragico Epilogo di questa Storia.




