Lisbona ha approvato, nella seduta di giovedì 12 febbraio 2026, una proposta di legge che segna un punto di svolta nella protezione dei minori online. Il provvedimento, presentato in Parlamento dal Partito Social Democratico (PSD), vieta in Portogallo l’uso dei social ai minori di 16 anni a meno che non vi sia un esplicito consenso autenticato da parte dei genitori. La misura ha ottenuto il sostegno di PS, PAN e JPP, mentre le forze di sinistra si sono astenute e la destra di Chega e Iniciativa Liberal ha espresso voto contrario.
Una svolta vietare i social in Portogallo vietare ai minori di 16 anni
Il cuore della riforma risiede nella necessità di tutelare il benessere psicologico delle nuove generazioni. Attualmente, l’età minima per l’accesso indipendente alle piattaforme è fissata a 13 anni, ma il nuovo testo punta a innalzare questa soglia a 16. Secondo i promotori del PSD, le evidenze scientifiche sono ormai inequivocabili: l’uso prolungato e precoce dei social media è strettamente correlato a un incremento di ansia, depressione e disturbi del sonno.
Lo Stato portoghese ha scelto di non restare passivo di fronte a una realtà che compromette il rendimento scolastico e la socializzazione dei giovani. Tra i 13 e i 16 anni, l’accesso resterà possibile solo attraverso un meccanismo di verifica dell’identità. I genitori dovranno infatti autorizzare i figli utilizzando la Chave Móvel Digital (lo SPID portoghese per intenderci) o sistemi analoghi. Tale consenso resterà revocabile in qualsiasi momento e decadrà automaticamente al compimento del sedicesimo anno d’età.
Identità e privacy, ecco la nuova legge sui social
Nonostante l’approvazione generale, il dibattito parlamentare ha fatto emergere alcune criticità, sollevate in particolare dal Partito Socialista (PS). Pur votando a favore, i socialisti hanno espresso preoccupazione per l’uso di uno strumento statale di identificazione per accedere a spazi privati digitali. Il rischio segnalato è che lo Stato possa assumere un ruolo di mediazione eccessivo nella vita privata dei cittadini, accentuando potenzialmente le disuguaglianze tra chi possiede le competenze digitali per gestire tali permessi e chi no.
La normativa impone inoltre nuovi e severi obblighi alle Big Tech. Le piattaforme dovranno implementare pannelli di controllo per i genitori, permettendo loro di impostare limiti di tempo e monitorare interazioni sospette. Per gli account dei minori, le impostazioni di privacy dovranno essere rigorose per default: profili non ricercabili e algoritmi “non addictive”. Saranno vietati meccanismi di infinite scrolling e tecniche di gamification studiate per prolungare artificialmente la permanenza online degli adolescenti.
Il Portogallo impone maggiore sicurezza e vieta l’indicizzazione degli algoritmi social per i minori di 16 anni
Un altro pilastro del disegno di legge riguarda la gestione dei contenuti violenti o sessuali. I social network dovranno dotarsi di sistemi automatici per bloccare messaggi inappropriati e rispondere alle segnalazioni di cyberbullismo entro 24 ore. Questa stretta non è un caso isolato, ma si inserisce in una tendenza globale sempre più marcata. Anche l’Unione Europea, attraverso recenti raccomandazioni, ha spinto per armonizzare l’età del consenso digitale a 16 anni nei 27 Paesi membri.
Il Portogallo segue così le tracce di nazioni come la Spagna e l’Australia, che hanno già intrapreso percorsi legislativi simili. Il paragone fatto dal governo spagnolo, che ha definito i social media come il fallimento dello Stato. Un mondo dove regna l’illegalità. Idee che sembrano aver trovato eco tra i banchi dell’Assemblea della Repubblica di Lisbona. Ora il testo passerà alle commissioni competenti per la discussione dei dettagli tecnici, ma la direzione è tracciata: la protezione dei minori viene prima della libertà assoluta degli algoritmi.
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