Non è mai una conferenza stampa banale quando Michael O’Leary prende la parola. E l’ultima apparizione a Lisbona non ha fatto eccezione. Nel presentare il programma operativo per l’estate 2026, il presidente di Ryanair oltre a confermare la cancellazione dei voli da e per le Azzorre, ha lanciato un duro atto d’accusa verso il governo portoghese, reo a suo dire di limitare intenzionalmente la crescita del traffico aereo nella capitale. Secondo il manager irlandese, l’aeroporto di Portela sarebbe volontariamente limitato nella sua capacità operativa. La motivazione addotta da O’Leary è squisitamente politica ed economica: proteggere la TAP in una fase delicata come quella della sua privatizzazione.
La strategia descritta dal vertice della compagnia low cost dipinge uno scenario in cui la concorrenza viene frenata per non intaccare il valore di mercato della compagnia di bandiera. A questo si aggiunge il problema annoso delle tasse aeroportuali imposte dalla ANA, il gestore degli scali portoghesi. Il gruppo irlandese le giudica eccessive e fuori mercato rispetto al contesto europeo. O’Leary ha sottolineato come i cittadini di Lisbona stiano pagando il prezzo di queste scelte attraverso tariffe aeree più elevate del necessario, in un momento in cui il traffico potrebbe potenzialmente raddoppiare entro il 2030 se solo vi fossero le condizioni strutturali e fiscali adeguate.
Crescono Faro e Porto, nessun nuovo investimento a Lisbona
Mentre sulla capitale cala il gelo, la Ryanair conferma il proprio interesse per il resto del Paese, delineando un Portogallo che viaggia a due velocità aeree. Il piano per l’estate 2026 prevede infatti un investimento stimato in 100 milioni di dollari, destinato esclusivamente al potenziamento delle basi di Faro e Porto. Se a Lisbona non è prevista alcuna crescita, in Algarve verrà posizionato un aereo supplementare, portando a quattro le nuove rotte che si aggiungeranno alle esistenti. Una collegherà Faro a Varsavia, mentre le altre tre partiranno da Porto verso Göteborg, Rabat e Varsavia.
Questa diversificazione strategica evidenzia come le compagnie aeree stiano cercando alternative alla saturazione e ai costi della capitale, puntando sulle province che dimostrano maggiore flessibilità. Tuttavia, per O’Leary, la soluzione a lungo termine per l’area metropolitana di Lisbona resta l’investimento nell’aeroporto complementare di Montijo, un’infrastruttura che il manager continua a invocare come indispensabile valvola di sfogo per il sistema turistico nazionale.
Il definitivo addio alle Azzorre, nessun volo da aprile e le polemiche locali
La nota più dolente della presentazione riguarda però l’arcipelago delle Azzorre. O’Leary ha confermato quanto già nell’aria: a partire dalla fine di marzo, la Ryanair cesserà di volare su Ponta Delgada. La decisione comporterà la cancellazione di sei rotte. Decisione che viene giustificata con l’aumento dei costi operativi derivanti dalle tasse ambientali dell’Unione Europea e dalle tariffe locali. Secondo la compagnia, l’operatività nelle isole non è più redditizia rispetto ad altre destinazioni continentali servite da Lisbona. L’irlandese ha puntato il dito anche contro quella che definisce l’inerzia del governo, colpevole di aver aumentato le tasse di navigazione aerea del 120% nel post-Covid.
La reazione locale non si è fatta attendere e offre una chiave di lettura diversa. Marcos Couto, presidente della Camera di Commercio e Industria di Angra do Heroísmo, ha dichiarato che l’abbandono era prevedibile. Peccato che la regione autonoma delle Azzorre abbia sottovalutato le conseguenze del perdere i voli di Ryanair. Couto ha ricordato come la Ryanair avesse già ridotto le operazioni del 75% tre anni fa, un segnale che avrebbe dovuto spingere le istituzioni a prepararsi adeguatamente. Più critica la posizione dell’associazione imprenditoriale di Terceira, São Jorge e Graciosa. In un comunicato stampa si definisce fallace la scusa delle tasse, suggerendo che le Azzorre stiano semplicemente pagando il prezzo di una riorganizzazione globale della compagnia, venendo tagliate fuori in quanto anello più debole della catena.
Il confronto con l’Italia e il resto d’Europa
A chiusura del suo intervento, O’Leary ha voluto tracciare un paragone con altri mercati europei. E ovviamente ha citato l’Italia insieme a Svezia, Ungheria, Albania e Slovacchia come esempi virtuosi. Secondo il presidente degli irlandesi volanti, questi Paesi stanno muovendosi nella direzione opposta a quella portoghese. Innanzitutto abolendo o riducendo le tasse di viaggio e le imposte aeroportuali per stimolare il turismo e la crescita economica. Un messaggio chiaro rivolto all’esecutivo di Lisbona: mentre altrove si stendono tappeti rossi alle low cost per favorire l’indotto, il Portogallo rischia di perdere competitività arroccandosi su posizioni difensive, sia per quanto riguarda la gestione della TAP sia per la tassazione delle infrastrutture. Per ora a pagarne le spese sarà l’economia delle Azzorre con la totale perdita dei voli Ryanair da tutta Europa.
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