Il governo spagnolo ha ufficializzato un nuovo incremento per il salario minimo garantito in Spagna, portandolo a quota 1.221 euro mensili per l’anno 2026. La misura, che segna una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente, è frutto di un accordo siglato tra l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez e le principali sigle sindacali, CCOO e UGT. Questa decisione non solo consolida la politica di protezione sociale intrapresa da Madrid negli ultimi anni, ma sottolinea in modo marcato la differenza di potere d’acquisto e di tutele rispetto al vicino Portogallo, influenzando le dinamiche migratorie interne alla penisola iberica.
Qual è il valore aggiornato del salario minimo in Spagna?
L’incremento di 37 euro mensili rispetto al 2025 avrà effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2026. È importante sottolineare che il salario minimo interprofessionale (SMI) spagnolo viene erogato su 14 mensilità, portando la retribuzione annua lorda a un totale di 17.094 euro. Per i lavoratori con contratto partime, l’importo sarà ricalcolato proporzionalmente alle ore effettivamente prestate, mentre per i collaboratori domestici pagati a ore, la tariffa minima è stata fissata a 9,55 euro per ogni ora di servizio.
Inoltre, il nuovo SMI continuerà a beneficiare dell’esenzione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (l’equivalente dell’IRS portoghese), garantendo che l’aumento lordo si traduca in un effettivo miglioramento del netto in busta paga. Questa traiettoria di crescita non è isolata: dal 2018 a oggi, il salario minimo ha subito un incremento complessivo del 66%. Si è passati infatti dai 735,6 euro iniziali agli attuali 1.221 euro, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il 60% dello stipendio medio nazionale.
Chi ha diritto al salario minimo in Spagna?
Si stima che circa 2,5 milioni di lavoratori beneficeranno direttamente di questo adeguamento. La maggior parte di essi è impiegata nel settore dei servizi, con una prevalenza significativa di donne, giovani e lavoratori con contratti a tempo determinato. I lavoratori che più ne beneficeranno saranno quelli impiegati nell’agricoltura, nella ricettività e nel commercio. Tutti settori dove le basi salariali tendono a coincidere con il minimo di legge.
L’aumento, tuttavia, si inserisce in un contesto economico che, nonostante i timori delle associazioni degli imprenditori, mostra segnali di estrema resilienza. Alla fine del 2025, la Spagna ha registrato il record storico di occupati con oltre 22,4 milioni di persone attive sul mercato, mentre il tasso di disoccupazione è sceso sotto la soglia psicologica del 10% (9,93%) per la prima volta dal 2008.
Qual è il divario tra il salario minimo in Spagna e quello in Portogallo?
Il confronto con la realtà portoghese appare impietoso. Mentre a Madrid si celebrano i 1.221 euro, in Portogallo il salario minimo si attesta sui 920 euro (sempre su 14 mensilità). Sebbene la metodologia Eurostat, che spalma il valore su 12 mesi, riduca virtualmente la forbice, la differenza reale rimane di circa 300 euro al mese. Questo scarto rappresenta un fattore di attrazione cruciale per la manodopera portoghese. Infatti molti nostri connazionali residenti in Portogallo, spesso scrivono alla redazione o sui social di Leggo Algarve della valutazione di un trasferimento in Spagna per migliorare le proprie condizioni di vita.
Questa disparità salariale è particolarmente visibile nelle zone di confine e in settori come l’edilizia o il turismo. Sono molti i transfrontalieri portoghesi, ove la vicinanza geografica rende il mercato del lavoro spagnolo un’alternativa concreta e competitiva. E come già detto anche la numerosa comunità italiana monitora con attenzione le opportunità in tutta l’area iberica.
Reazioni politiche e dinamiche sindacali
Nonostante l’accordo sia stato accolto con entusiasmo dai sindacati, che vedono in questa misura uno strumento per ridurre la disuguaglianza di genere e territoriale, le associazioni dei datori di lavoro hanno scelto di non firmare l’intesa. La preoccupazione del mondo imprenditoriale riguarda l’impatto cumulativo dei costi del lavoro sulle piccole e medie imprese, già provate da anni di adeguamenti costanti.
Di parere opposto il Presidente Pedro Sánchez, il quale ha ribadito che l’aumento è un atto di “intelligenza economica”. Con un PIL cresciuto del 2,8% nell’ultimo anno, il governo sostiene che stimolare i consumi interni attraverso salari più dignitosi sia la chiave per mantenere la crescita al di sopra della media europea, smentendo le previsioni di crisi che solitamente accompagnano queste riforme.
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