Nell’immaginario collettivo, la vita all’estero corrisponde automaticamente a opportunità, benessere e, in generale, a un miglioramento della qualità della vita. Non che non sia così, ma certamente vivere all’estero non è soltanto questo. Sia in chi vive all’estero che in chi resta nel proprio paese, sembra esserci una certa reticenza nel guardare l’altra faccia della medaglia. Spesso si fatica ad ammettere la solitudine, il disorientamento e lo stress legati a un cambiamento così profondo, così come la stanchezza del riadattamento o la delusione per le aspettative mancate. Oggi vi voglio parlare della depressione reattiva, come aspetto psicologico negli espatriati.
Questi aspetti, soprattutto quando negati e dunque non “accolti” per essere elaborati mentalmente ed emotivamente, possono costituire la base per lo sviluppo di una sofferenza psicologica più intensa.
Cosa si intende per depressione reattiva
Esistono forme di depressione chiamate reattive, ossia stimolate da cambiamenti esterni difficili da elaborare, come lutti, separazioni, cambiamenti di vita importanti (il trasferimento lo è!), fallimenti di progetti, problemi economici o di altro tipo che insorgono all’improvviso e che hanno un impatto forte su diverse aree della nostra vita.
Quando l’occorrenza di questi eventi è associata a fattori come:
- una predisposizione della persona a minimizzare e “dissociarsi emotivamente” da quanto sente dentro se stessa;
- precedenti episodi depressivi;
- una già presente diagnosi di disturbo di altro tipo;
- una predisposizione familiare alla depressione o altri disturbi;
questi ultimi possono contribuire all’insorgenza e allo sviluppo di una depressione reattiva.
L’espatrio è tra gli eventi che possono suscitare una depressione reattiva? Certo. La depressione reattiva è un disturbo dell’adattamento, e qualsiasi evento di vita di fronte al quale il nostro organismo fa fatica ad adattarsi può determinare, quando sono presenti altri fattori congiuntamente ad esso, forme di disagio psicologico o slatentizzare disturbi più strutturati.
Nel caso dell’espatrio, ad esempio, altri fattori da considerare sono i seguenti:
- alte aspettative ed idealizzazioni;
- decisioni affrettate;
- scelta forzata, presa per compiacere qualcun altro.
Riconoscere i sintomi della depressione reattiva
Nel DSM-5, la depressione reattiva, o meglio, il Disturbo dell’Adattamento con umore depresso, viene definita come un insieme di sintomi emotivi e comportamentali clinicamente significativi che hanno un impatto consistente sulle diverse aree di vita della persona. Essi insorgono in seguito a un evento stressante, entro i 3 mesi dallo stesso.
Tali sintomi possono essere:
- Umore deflesso, tristezza persistente, sensazione di vuoto;
- Anedonia;
- Disperazione, senso di inutilità, senso di impotenza e bassa autostima;
- Irritabilità;
- Stanchezza cronica, problematiche del sonno;
- Difficoltà a concentrarsi;
- Somatizzazioni di vario tipo.
Questi sintomi possono essere spesso sottovalutati e confusi con un affaticamento generale legato al cambiamento, ed effettivamente è così, ma potrebbero nascondere un più ampio disturbo dell’adattamento quando essi perdurano nel tempo e hanno un impatto forte sulla quotidianità.
Come prendersene cura e chiedere aiuto
Di fronte a un quadro del genere, l’idea del “portare pazienza” si mostra assolutamente errata: è opportuno chiedere supporto a uno psicologo, per poter dare voce a quanto si sta muovendo nel proprio mondo interiore, in uno spazio sicuro, con un professionista umano e competente. Questo articolo serve non solo a educare ed informare, ma a normalizzare la richiesta di aiuto. Soffrire per un trasferimento che non è proprio andato come ce lo aspettavamo è lecito. Restare in silenzio e mettere a tacere quanto dentro di noi si sta muovendo può diventare pericoloso per la nostra salute.
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
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