Il titolo di questo articolo anticipa il punto di arrivo dello stesso, ma facciamo un passo indietro e attraversiamo insieme ogni passo di questo percorso. Quando parliamo di costruire nuovi legami all’estero, è necessario tracciare una distinzione tra chi espatria per restare e chi invece è già consapevole al suo arrivo che dovrà andar via dopo un tempo determinato. In questo articolo parleremo del primo caso, ossia di chi si trasferisce in maniera permanente.
L’inizio dell’espatrio e l’inevitabile solitudine
Sicuramente i primi mesi di trasferimento sono i più intensi: sono tante le cose di cui occuparsi in termini pratici, logistici e burocratici. Per questo motivo, ed è sano che sia così, l’aspetto sociale passa in secondo piano. Fare amicizia, in questi primi tempi, non è certamente una primissima priorità; con il tempo, però, inevitabilmente questa esigenza inizia a farsi più forte, tanto più forte si inizia ad avvertire il peso della solitudine e la mancanza della propria rete sociale di riferimento.
Ricominciare da zero è stimolante
Si ricomincia da zero! Detta così sembra molto facile, ma è inutile negarlo, ricominciare da zero ha una doppia faccia. Da una parte è meraviglioso il contatto con il nuovo e le mille possibilità che esso ci può riservare; è meraviglioso anche potersi sentire liberi di essere se stessi in un contesto nuovo dove nessuno ci conosce e dove possiamo sperimentare e manifestarci in forma più autentica.
Dall’altra parte, ricominciare da zero è anche faticoso. Quando iniziamo a stringere nuovi legami, il processo di conoscenza si ripete sempre uguale, di fatto è un vero e proprio rituale, diremmo in Analisi Transazionale: ci si presenta, si racconta di sé, del perché siamo qui, da quanto, come sta andando e perché, si fanno domande all’altro e a poco a poco ci si inizia a studiare a vicenda.
Tuttavia, all’inizio le nostre interazioni sono praticamente tutte così, e questa ridondanza per il nostro organismo (mente-emozioni-corpo) può risultare pesante o noiosa dopo un po’. Merita attenzione anche il fatto che queste interazioni avvengono spesso in una lingua non materna, coinvolgendo ulteriori processi cognitivi ed emozionali.
Differenza tra amicizie storiche e nuove amicizie
È ovvio che le nostre amicizie storiche siano diverse dalle amicizie recenti che stiamo costruendo nel presente. Da una parte abbiamo una storia, dall’altra questa storia non c’è. Il problema risiede nel paragone tra questi legami giovani e quelli storici.
Questo paragone attiva spesso processi di svalutazione dei nuovi legami, perché si avverte che non ci si riesce a sentire come con i propri amici “veri”. Il bias consiste nell’emettere un giudizio di valore: è un po’ come se stessimo paragonando fragole e arance, dicendo che una è migliore dell’altra. L’idea è quindi quella di guardare a queste amicizie come fenomeni relazionali differenti, ricercando di volta in volta il contatto di cui abbiamo bisogno, supportati anche dalla tecnologia per i legami a distanza.
Come costruire attivamente una rete di legami all’estero
Mentre nella nostra vita di prima avere legami nasceva spontaneamente dai contesti frequentati per anni (scuola, lavoro, bar), nell’esperienza all’estero ci ritroviamo catapultati in una dimensione dove non c’è un passato. È fondamentale de-romanticizzare il processo: l’amicizia all’estero non sempre sorge in forma spontanea.
Il mio suggerimento è di dedicare tempo ed energie in modo attivo: sfidarsi a partecipare ad attività nuove, ricercare gruppi di expat e frequentare la popolazione locale. Qualora questo processo risultasse eccessivamente faticoso, è importante parlarne in uno spazio terapeutico con uno psicologo per affrontare le paure o le aspettative sottostanti.
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
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Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
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