Negli ultimi giorni, l’Istituto Nazionale di Emergenza Medica (INEM) del Portogallo è stato al centro di una tempesta mediatica e istituzionale. Stiamo parlando dell’ipotesi formulata da alcune fonti che individuerebbero nei ritardi di intervento dei servizi di emergenza una concausa alla morte di undici persone. Motivo principale di questi ritardi sembrerebbe essere lo sciopero degli straordinari attuato dai Tecnici di Emergenza Preospedaliera (TEPH). Un’agitazione sindacale iniziata il 30 ottobre e terminata il 7 novembre scorso.
Le vittime e le accuse
La situazione si è imposta all’attenzione delle cronache quando i media, in particolare RTP, hanno iniziato a contare le presunte vittime collegate ai ritardi nei soccorsi. L’ultimo caso riportato è avvenuto a Matosinhos, dove una donna, dopo aver tentato invano di contattare l’INEM per mezz’ora, è deceduta prima dell’arrivo dei soccorsi. António Amaral, comandante dei vigili del fuoco volontari di Matosinhos-Leça, ha confermato i fatti.
Il giornale Expresso aveva già denunciato la morte di sette persone, cinque delle quali verificatesi il 4 novembre. Sembra che lo sciopero potesse essere evitato se il governo avesse accolto le richieste del sindacato. Infatti lo stesso sindacato si era detto disposto a sospendere lo sciopero qualora fossero iniziate le trattative. Tuttavia solo il 7 novembre il governo ha incontrato il sindacato, portando così alla sospensione dello sciopero.
Le indagini in corso
A fronte delle gravi accuse, la Procura della Repubblica portoghese ha aperto almeno cinque indagini. Una di queste – relativa a un decesso avvenuto ad Ansião – è già stata archiviata per mancanza di prove. Le indagini continuano nei casi di Bragança, Cacela Velha, Vendas Novas e Almada. Mentre per altre situazioni, come quelle di Pombal, Matosinhos e Tondela, la Procura è ancora “in attesa di ulteriori informazioni”.
L’Ispettorato Generale della Sanità sta anch’esso indagando sui decessi, e solo al termine delle indagini sarà possibile comprendere se il ritardo nei soccorsi sia effettivamente la causa delle morti.
Le dichiarazioni ufficiali e i dati in contrasto
In controtendenza rispetto alle accuse, l’INEM ha rilasciato un comunicato, dove si dice che nella giornata di sabato il tempo medio di attesa in tutto il Portogallo è stato di soli 19 secondi. Anche il Ministro della Salute, Ana Paula Martins, ha riferito in Parlamento oggi. Secondo la ministra solamente un turno di otto ore non ha rispettato i servizi minimi durante lo sciopero. Si tratterebbe del pomeriggio del 4 novembre, in concomitanza con uno sciopero generale della Federazione Nazionale dei Sindacati Autonomi della Pubblica Amministrazione.
Nel suo discorso in Parlamento, Ana Paula Martins ha fatto riferimento all’aumento del numero di chiamate giornaliere all’INEM, “che ora sono circa quattromila al giorno”. La Ministra ha poi dichiarato che sono poco più di 850 i tecnici INEM in Portogallo oggi. Per rispettare i tempi garantiti per le chiamate di emergenza mancherebbero 483 professionisti.
Conclusioni
La vicenda dell’INEM porta alla luce le fragilità di un sistema sanitario che deve far fronte a rivendicazioni sindacali e all’esigenza di garantire un servizio di emergenza rapido ed efficace. Mentre si attendono i risultati delle indagini in corso, il caso solleva interrogativi cruciali sul bilanciamento tra diritti dei lavoratori e tutela della salute pubblica in situazioni di emergenza.




