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«Un attacco ai diritti e alla storia degli italiani all’estero»: intervista a Luciano Vecchi sul DL 36/2025

Questo decreto ci riguarda da vicino: la cittadinanza non è automatica per chi nasce all’estero con altra cittadinanza, salvo specifiche condizioni.

Editorial Staff by Editorial Staff
26/05/2025
in Personaggi, Speciali
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Luciano Vecchi mentre parla al microfono durante un intervista sul DL 36/2025 per gli italiani all'estero.

Luciano Vecchi, responsabile PD Mondo - Immagine: speedysocial.pt

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La recente approvazione del Decreto-Legge 36/2025 ha scatenato una profonda ondata di indignazione tra le comunità italiane nel mondo. Il provvedimento, che restringe drasticamente la trasmissibilità della cittadinanza italiana iure sanguinis per i nati all’estero, è stato definito dal Partito Democratico come un atto “ostile e codardo” che spezza il legame storico tra l’Italia e la sua diaspora. Una misura che colpisce al cuore i discendenti di emigrati italiani, colpevoli solo di essere nati fuori dai confini nazionali.

Per capire meglio le implicazioni politiche, giuridiche e simboliche di questo decreto, il DL 36/2025 , Leggo Algarve ha intervistato Luciano Vecchi, Responsabile PD degli Italiani all’Estero (PD-Mondo). L’Onorevole Vecchi da anni punto di riferimento per le politiche a favore degli italiani nel mondo.

Lei è sempre stato molto vicino alle comunità italiane nel mondo. Come pensa che questa legge influenzerà concretamente la vita dei nostri connazionali all’estero, in particolare dei giovani nati fuori dall’Italia?

Luciano Vecchi rilascia un intervista a Leggo Algarve sul DL 36/2025
Luciano Vecchi

«La filosofia di fondo è che un cittadino italiano nato all’estero e che risiede all’estero, se non con alcune eccezioni, non possa trasmettere la cittadinanza italiana ai propri figli. Mentre fino ad oggi la cittadinanza per iure sanguinis, per discendenza italiana, era acquista fin dalla nascita e la procedura era per farsela riconoscere, adesso si entra in un campo in cui il punto di partenza per chi vive all’estero è che non può trasferire la cittadinanza, salvo alcune categorie ed eccezioni. Comunque, anche in questi casi la cittadinanza sarebbe una concessione e non il riconoscimento di uno status».

Quindi i giovani italiani che si sono trasferiti all’estero e, com’è naturale, stanno costruendo le loro famiglie nel nuovo Paese di residenza, vedranno interrotta la catena di trasmissione della cittadinanza italiana ai loro nipoti?

«Se parliamo di figli di persone nate in Italia con cittadinanza italiana fin dalla nascita, i loro figli nati all’estero sono cittadini italiani. Le faccio un esempio per gli expat in Portogallo: se il loro figlio farà un figlio con una cittadina portoghese, quindi il figlio sarà portoghese dalla nascita. Lì si entra nella casistica in cui poi farsi riconoscere la cittadinanza italiana diventa complicato, ma a quel punto non potrà più trasmetterla alla generazione successiva. Guardi che le generazioni fanno presto a passare».

Uno degli aspetti più criticati è la retroattività della norma e la scadenza arbitraria del 27 marzo 2025.

«Questo riguarda chi è immigrato dall’Italia da generazioni, ad esempio quelli del dopo guerra. Tutti i loro discendenti che sono nati dal 28 marzo 2025 in poi non riceveranno dai propri genitori la cittadinanza italiana. Il che è un aspetto grave anche nell’interesse del Paese. Le comunità italiane residenti all’estero danno benefici evidenti all’Italia. Per esempio chi è all’estero continua a mandare i soldi in Italia e non viceversa. Ma penso anche alla cultura, alla lingua agli investimenti».

Il governo ha giustificato l’urgenza del decreto evocando motivazioni di sicurezza nazionale. Secondo lei, si tratta di un pretesto?

«Ora un’altra cosa sono gli abusi che ci sono stati, e che noi abbiamo sempre denunciato. Però attenzione, questi abusi erano, a volte dovuti alle inefficienze del sistema pubblico italiano, a cominciare dalla carenza di mezzi dei consolati. Peraltro ulteriormente tagliati nell’ultima legge di bilancio nel capitolo dei servizi consolari. Pur aumentando gli italiani all’estero sono state tagliate le risorse. È una pagina brutta, ovviamente dispiace molto perché si fa un invito a detestare chi è immigrato dall’Italia. Questo anche in un paese come il Portogallo, dove negli ultimi anni è aumentata la presenza italiana, tra l’altro non solo di pensionati, ma anche di giovani».

Si è cavalcata l’onda degli abusi passati?

«Ci sono due terreni che non sono la stessa cosa. Il primo è per chi si deve far riconoscere la cittadinanza italiana non avendocela ancora riconosciuta. Che è il terreno dove ci sono stati anche abusi. Ma l’altro aspetto è chi è già cittadino italiano e con questo DL 36/2025, se vive all’estero, è diventato un cittadino di serie B. Non ha gli stessi diritti dei cittadini che vivono in Italia e questo non ha precedenti nella storia italiana. È impressionante perché sta passando il messaggio: “tu sei cittadino italiano, però la tua cittadinanza non la trasmetti a meno che non rispetti alcuni requisiti. Requisiti che ti dico io quali sono e che un domani te li posso cambiare come te li sto cambiando oggi”. Stiamo parlando di cittadinanza non stiamo parlando di piccoli dettagli. E poi si è scelto un percorso con la decretazione d’urgenza, e non si capisce l’urgenza. Si è voluto evitare qualunque dibattito parlamentare e qualunque confronto pubblico. Nessuno è stato consultato».

Ci siano molti profili di incostituzionalità
e per questo si ricorrerà
alla Corte Costituzionale

Lei onorevole Vecchi crede che questo sia solo il primo passo?

«È già stato preannunciato che il prossimo passaggio sarà una riforma della legge elettorale per l’estero. Sono tutte azioni in contrasto a tutto ciò che riguarda gli italiani all’estero. Di cui, penso che, uno degli eventi più forti è stato il blocco delle rivalutazioni delle pensioni erogate all’estero. Ma anche il taglio dei finanziamenti degli organi di rappresentanza all’estero, della stampa italiana etc. etc. Guardi solo al fatto che, violando qualunque diritto non si sia proceduto all’adeguamento all’inflazione delle pensioni erogate all’estero. Questo è un fatto che non soltanto colpisce chi percepisce queste pensioni. Attenzione perché il rischio è che gli enti stranieri facciano poi lo stesso con chi risiede in Italia. Teniamo conto che per ogni pensioni che l’Italia paga all’estero ci sono tre pensioni provenienti dall’estero e pagate in Italia».

Tornando al DL 36/2025, onorevole Luciano Vecchi, cosa farete adesso come PD?

«Noi riteniamo che ci siano molti profili di incostituzionalità e per questo si ricorrerà alla Corte Costituzionale. Così com’è formulato, il decreto non è chiaro e rischia di generare caos nei servizi consolari. È molto probabile che si verifichi un’enorme quantità di ricorsi. Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di alleggerire i consolati dalle pratiche burocratiche, ma temo che il rischio sia esattamente l’opposto».

La ringraziamo onorevole Luciano Vecchi per il tempo dedicato ai lettori di Leggo Algarve chiarendoci alcuni aspetti del DL 36/2025, a presto.

leggoalgarve.com © 2025 Todos os direitos reservados –  RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Stop alla “Cittadinanza Facile” per i Discendenti di Italiani all’Estero: cosa c’è nel DL 36/2025
Tags: Aireintervistaitaliamondopolitica
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