La capitale portoghese non è solo storia, saudade e architettura affascinante. Per chi la vive quotidianamente, è anche una realtà in continua trasformazione, e non sempre in meglio. Ne sanno qualcosa i residenti di Bairro Alto, uno dei quartieri più iconici e amati di Lisbona, che non esitano a definirlo una vera e propria “Disneyland dell’alcol”. Il grido d’allarme è stato lanciato dall’associazione di Lisbona Somos Bairro Alto, che sui social network ha denunciato con forza il clima di “totale permissività” che sta rendendo la vita nel quartiere insostenibile, in un degrado crescente.
Gli abitanti di questo storico cuore pulsante di Lisbona chiedono a gran voce misure immediate, non solo per il continuo degrado degli spazi pubblici, ma anche per i disagi all’interno degli edifici, in particolare quelli adibiti ad alloggi turistici (AL).
Il degrado che rischia di sprofondare Bairro Alto di Lisbona
Il problema centrale è il crescente e incontrollato consumo di alcolici nelle strade pubbliche. Un fenomeno che alimenta rumore, insicurezza e un tappeto di rifiuti mattutini. Di fronte all’assenza di risposte concrete dalle autorità, l’associazione Somos Bairro Alto si è riunita lo scorso 15 novembre per affrontare la questione. Leggo Algarve era presente, dando spazio anche alle preoccupazioni della comunità italiana residente nel quartiere.
L’assemblea, tenutasi nonostante le avverse condizioni meteorologiche, ha visto una buona partecipazione. Da un breve appello si è capito che i residenti intervenuti coprivano l’area che va da Largo do Camões a Príncipe Real e da Rua do Século a Miradouro São Pedro de Alcântara. Questo incontro rappresenta un primo passo concreto nella ricerca di soluzioni per ripristinare la sicurezza e la quiete pubblica nel Bairro Alto.
La situazione di degrado è ben descritta da Andrea C., un italiano che risiede nel quartiere da cinque anni. “All’inizio l’idea di vivere in un quartiere vivace era stimolante,” ci racconta, “ma la maleducazione dilagante ha reso la zona invivibile.” Secondo Andrea, i frequentatori dei bar, spesso turisti del nord Europa, sembrano convinti che lo status di visitatore dia loro la libertà di ignorare ogni regola di convivenza.
Il risultato è un quotidiano incubo notturno, con urla e canti che svegliano i residenti. Ogni mattina, la speranza è che nessuno abbia urinato sui muri o nell’androne del palazzo. Per non parlare che raggiungere i mezzi pubblici significa camminare in mezzo a rifiuti di ogni genere. A causa delle dimensioni ridotte dei locali, il quartiere è diventato un’estensione dei bar, con i clienti che occupano marciapiedi e strade come una gigantesca “esplanada” (dehor) non autorizzata. Alcuni si spingono persino a fare “comunella” nelle trombe delle scale, lasciando dietro di sé rifiuti, vetri rotti e un persistente odore di urina.
Forze dell’ordine e il “nodo” grandi eventi
Andrea C. ha anche sollevato il nodo della sorveglianza. Pur riconoscendo la buona volontà delle forze dell’ordine, ne denuncia la mancanza di azione efficace, soprattutto durante i periodi di grandi eventi in città. In queste occasioni, gran parte del personale di polizia è concentrato altrove, e il Bairro Alto viene di fatto lasciato a sé stesso, esposto all’anarchia notturna.
L’associazione Somos Bairro Alto ha intanto avviato il processo per ottenere un riconoscimento ufficiale, eleggendo il consiglio e organizzando la sua struttura. Da semplice gruppo social, si appresta a diventare un’entità a tutela dei suoi soci. Tra i prossimi obiettivi, c’è l’intenzione di implementare regole simili a quelle già adottate in altre città portoghesi come Porto. Braga e Albufeira, dove la vendita di alcolici da consumare per strada è vietata durante la notte. Un provvedimento che i residenti ritengono cruciale, dato che il problema si estende ben oltre le arterie più frequentate, raggiungendo le strade residenziali dove i muri diventano spesso gabinetti improvvisati.
La piattaforma e le prospettive
L’associazione non è sola nella sua battaglia: ha il sostegno dell’ex ministro della Giustizia Paula Teixeira da Cruz e fa parte della piattaforma Lisboa, che riunisce ben 17 associazioni di residenti impegnate a combattere quello che collettivamente definiscono la “Disneyland dell’alcol”.
Nonostante tutto, Andrea C. non vuole arrendersi. “Amo vivere qui, se necessario cambierò casa, ma onestamente sarebbe una sconfitta,” afferma. La sfida, in fondo, non è solo quella di tutelare un quartiere, ma di difendere la qualità della vita in una città che si vuole e si dichiara cosmopolita. Resta da vedere se le autorità locali riusciranno a bilanciare l’attrattività turistica con il diritto alla serenità dei suoi abitanti. Vi ricordiamo che tra questi vivono anche molti italiani, e non solo. Oggi le loro richieste sono di non essere, alla fine, costretti a capitolare di fronte al crescente degrado di Bairro Alto a Lisbona.
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