In un’Europa dove la carenza di professionisti sanitari è una minaccia crescente, l’integrazione dei medici ucraini in Portogallo e altri paesi è ostacolata da complessi ostacoli linguistici e burocratici. Circa 50 medici ucraini, in gran parte donne, hanno trovato difficoltà nell’adattarsi al sistema sanitario portoghese a causa della mancanza di supporto nell’apprendimento della lingua portoghese.
Carlos Cortes, presidente dell’Ordine dei Medici in Portogallo (OM), ha espresso preoccupazione per la situazione. Il presidente sottolinea che mentre il Portogallo ha accolto i medici ucraini, non ha fornito loro gli strumenti linguistici necessari per integrarsi efficacemente. All’arrivo in Portogallo nel 2022, c’era la volontà di ritardare il test di comunicazione in portoghese per facilitare l’inclusione dei medici ucraini nei team sanitari locali sotto supervisione di un tutor. La lingua di comunicazione con i colleghi divenne quindi l’inglese. Mentre la comunicazione con i pazienti passava attraverso il tutor madrelingua portoghese.
Medici ucraini operanti in Portogallo senza aiuto nell’apprendere la lingua portoghese
Nonostante le richieste dell’OM al Ministero della Salute affinché prenda provvedimenti per superare la barriera linguistica, tutto è rimasto fermo. Carlos Cortes ha dichiarato che la barriera linguistica potrebbe essere “facilmente superata” attraverso programmi di supporto adeguati. I dati mostrano che il numero di medici stranieri in Portogallo è aumentato, con una rappresentanza in crescita anche dei medici ucraini.
Questo non è un problema esclusivo del Portogallo. In Italia nel 2019 i medici presi dall’estero erano 21mila, nel 2023 questa cifra è salita ed è stimata a quota 28mila. E lo stesso vale anche per gli infermieri. Si concentrano soprattutto in Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. La maggioranza proviene da Est Europa, India e Perù.
La caccia al medico ucraino, però non è prerogativa solo del Portogallo
Negli altri paesi UE la situazione non è esente da problematiche. In Germania, la pesante burocrazia complica il riconoscimento delle qualifiche, limitando l’accesso al lavoro anche per i medici stranieri. Sebbene abbiano superato il test di lingua tedesca, pochi riescono a ottenere l’accreditamento necessario.
Analogamente, in Irlanda, la doppia sfida della padronanza dell’inglese e della registrazione presso il Medical Council rappresenta un ostacolo. In tutta Europa, la questione dei medici ucraini e dell’integrazione nel sistema sanitario rispecchia una più ampia difficoltà nel riconoscimento delle qualifiche estere e dimostra la necessità urgente di un intervento più efficace e coordinato.




