C’è entusiasmo in Procura nazionale antimafia, la convinzione è di aver dato un duro colpo ai livelli organizzativi internazionali più alti della ‘ndrangheta, coinvolto anche il Portogallo. È «Eureka» il nome dell’operazione che ha portato a circa 150 perquisizioni in otto Paesi europei. Oltre a 108 arresti eseguiti nella mattina del 3 maggio, tra Reggio Calabria, Milano e Genova.
«Coinvolte anche nove società portoghesi che gestiscono cinque ristoranti a Lisbona, Braga e Porto. La procura ha dimostrato che i proventi di queste società confluivano in una cassa comune. Poi venendo ripartiti tra tutti i soci, formali e occulti, del gruppo». E’ quanto scrive il gip di Reggio Calabria, Valerio Trovato, nell’ordinanza di misure cautelari disposta nell’ambito dell’operazione dei carabinieri Eureka.
Stando, quindi, a quanto evidenziato dal gip Trovato, con l’indagine sarebbe stata accertata l’operatività in Italia e Portogallo di un’associazione a delinquere. Base decisionale in Calabria a San Luca e Benestare. La finalità sarebbe la commissione di una serie di intestazioni fittizie di società operanti prevalentemente nel campo della ristorazione. Oltre ai reati in materia tributaria e di operazioni di antiriciclaggio.
Effettuati sequestri di società e beni (per 25 milioni di euro) localizzati in Portogallo, Germania e Francia
«Lo schema criminale ricorda le dinamiche del “Gruppo di Erfurt”. Costituitosi negli Anni ’90, ad opera di un gruppo di soggetti calabresi, trasferitisi in Germania. Questi riescono in breve tempo, attraverso cospicui investimenti, totalmente sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, ad acquisire svariate attività economiche e proprietà immobiliari, intestandole a fidati prestanome ed espandendosi da prima in territorio tedesco e successivamente in quello Portoghese».
L‘ndrangheta dal Portogallo poi i soldi li rimandava nella cassaforte di un appartamento romano, preso in affitto della “società madre”. Lì, infatti, venivano immesse ingenti somme in contanti riferibili al gruppo, sia portoghese che italiano, ai fini del conteggio e della ripartizione. «Somme frutto dei proventi in nero, distratti dalle attività di ristorazione italiane e portoghesi e del versamento di quote di partecipazione ad opera dei soci occulti». L’accusa è quella di aver «posto in essere una sistematica strategia fondata sull’evasione fiscale e sulla ripartizione occulta degli elementi attivi sottratti al fisco, calcolato il significativo discostamento tra gli incassi effettivi e quelli formalmente dichiarati». Accogliendo le richieste del pm, viene pertanto disposto il sequestro preventivo del capitale sociale e del patrimonio aziendale delle società portoghesi (oltre che di alcuni immobili) con conseguente nomina dei custodi-amministratori.




