Il Portogallo si pone come pioniere in Europa con l’approvazione della prima legge contro la violenza ostetrica. Un passo epocale volto a proteggere i diritti delle donne durante il periodo della gravidanza, il momento del parto e la delicata fase post-partum. Questi momenti, fondamentali per la serenità della madre e del neonato, vengono ora salvaguardati con misure volte a rispettare la dignità, la salute fisica ed emotiva, e a garantire informazioni chiare e accessibili.
Quella in Portogallo è la prima legge europea che riconosce e contrasta la violenza ostetrica
Nel testo della normativa si legge che l’obiettivo primario è promuovere i diritti delle donne e delle persone incinte durante tutte le fasi della maternità: dal preconcepimento, alla procreazione assistita, fino al parto e al post-partum. Si punta, inoltre, a proteggere da trattamenti irrispettosi e dalla cosiddetta “medicalizzazione” eccessiva dei processi naturali del corpo femminile. La legge porta alla creazione di una Commissione multidisciplinare per tutelare i diritti legati alla maternità, rivedendo e rinforzando la legge n. 15/2014 già in vigore.
La violenza ostetrica viene definita come “azioni fisiche o verbali da parte di professionisti sanitari che si traducono in trattamenti disumani, abuso di interventi medici non necessari o patologizzazione di processi fisiologici naturali legati alla maternità”. Questa presa di posizione include specifiche direttive su pratiche come l’episiotomia—un intervento spesso abusato senza reale necessità clinica.
Sensibilizzazione e sanzioni per combattere le pratiche abusive
Uno dei punti cardine della legge, promossa dal Portogallo, contro la violenza ostetrica è l’attenzione posta sull’episiotomia, che in passato si è trasformata da pratica medica giustificata a intervento divenuto quasi “automatico”. Con la nuova normativa, le episiotomie non giustificate saranno sottoposte a indagini disciplinari. I professionisti responsabili di queste pratiche rischiano sanzioni disciplinari e responsabilità penali, mentre le strutture ospedaliere potranno essere oggetto di multe.
Inoltre, gli ospedali sono obbligati a fornire alle pazienti informazioni complete e comprensibili sui loro diritti e sulle modalità per segnalare eventuali abusi. Per rafforzare ulteriormente l’impatto sociale di questa legge, sono previste campagne di sensibilizzazione, sui media del Portogallo, volte a educare il pubblico sulla violenza ostetrica e sulle pratiche eticamente accettabili.
Un aspetto importante della normativa è il riconoscimento del diritto delle donne di essere accompagnate durante ogni fase della gravidanza e del parto da una persona di fiducia. Anche in contesti di emergenza.
Critiche e polemiche dalla comunità medica
Nonostante il suo intento rivoluzionario, la legge ha sollevato polemiche, in particolare dall’Ordine dei Medici Portoghesi. Il presidente Carlos Cortes ha definito il testo della normativa come “tecnicamente mal concepito”, dichiarando che penalizza ingiustamente i professionisti della salute senza considerare le prove scientifiche. Secondo l’Ordine, il processo legislativo non ha coinvolto sufficientemente le associazioni di settore né la società civile, dando vita a un ambiente polarizzante e poco costruttivo.
Violenza ostetrica: una battaglia ancora aperta in Europa
Mentre il Portogallo si distingue come il primo Paese europeo a dotarsi di una legge specifica contro la violenza ostetrica, il resto d’Europa resta indietro. Sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia denunciato sin dal 2017 comportamenti abusivi nei sistemi sanitari di tutto il mondo, i numeri restano allarmanti. Basti pensare che in Europa, tra il 21% (in Italia) e l’81% (in Polonia) delle madri riportano di aver subito una forma di violenza ostetrica.
Uno studio recente, condotto tra il 2022 e il 2023 da esperti della Fondazione Brodolini e finanziato dalla Commissione Europea, ha evidenziato l’importanza di considerare tali abusi come violazione dei diritti umani. Sottolineano la necessità di raccomandazioni politiche concrete per i Paesi membri.
La legge contro la violenza ostetrica voluta in Portogallo rappresenta, comunque, un segnale forte. La maternità non può e non deve essere un momento di violazione, ma di rispetto, protezione e serenità. In ogni caso, per la prima volta, un ordinamento europeo riconosce in modo esplicito la possibilità che anche un atto medico possa trasformarsi in una violazione dei diritti della paziente, se non accompagnato da rispetto, ascolto e consenso.
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