Una vicenda dai contorni torbidi scuote l’accademia portoghese, mettendo al centro di una bufera la prestigiosa Facoltà di Medicina dell’Università di Porto. Il rettore, António Sousa Pereira, ha denunciato pubblicamente di aver subito forti “pressioni” da parte di “persone influenti con accesso al potere” per ammettere 30 candidati che non avevano raggiunto il punteggio minimo necessario per accedere al corso. Una storia di presunti favoritismi, legalità violata e ferma opposizione che ha innescato un vero e proprio scontro istituzionale.
La genesi dello scandalo alla facoltà di medicina di Porto
Tutto ha origine con il concorso speciale per l’ammissione al Master integrato in Medicina, riservato a laureati in altre discipline. Per l’anno accademico 2025/26, la Facoltà di Medicina di Porto aveva messo a disposizione 37 posti. Il regolamento, pubblicato in Diário da República, era chiaro: per superare la prova di conoscenza era necessario ottenere un punteggio minimo di 14 su 20.
Dei circa 50 candidati che hanno sostenuto l’esame a maggio, solo sette sono riusciti a raggiungere la soglia richiesta. Tuttavia, la commissione di selezione, composta da sei professori della facoltà, ha preso una decisione sorprendente e autonoma. Invece di attenersi al regolamento, ha proposto di abbassare “in via eccezionale” il punteggio minimo a 10, permettendo così l’ammissione di altri 30 studenti. Senza informare il rettore, l’unico con l’autorità di ratificare i risultati. La commissione ha comunicato ai 30 candidati la loro presunta ammissione, creando in loro false e illegittime aspettative.
La ferma posizione del Rettore e l’intervento del Ministero
Il rettore Sousa Pereira è venuto a conoscenza dell’accaduto solo il 7 luglio e la sua reazione è stata immediata e intransigente. Ritenendo l’ammissione di quei 30 candidati palesemente illegale, si è rifiutato di approvare la lista. Di conseguenza, solo i sette studenti che avevano legittimamente superato la prova con un punteggio superiore a 14 sono stati ammessi. I restanti 30 posti, come previsto dalla legge, sono stati riassegnati al concorso nazionale per l’accesso all’istruzione superiore.

La decisione ha scatenato le proteste dei candidati esclusi, che hanno portato la loro causa fino in Parlamento. È a questo punto, secondo quanto riportato dal quotidiano “Expresso”, che il rettore ha iniziato a subire pressioni. La questione è arrivata sul tavolo del Ministro dell’Istruzione, Fernando Alexandre, che ha contattato telefonicamente Sousa Pereira. Stando alla versione del rettore, il Ministro si sarebbe detto disponibile a creare posti straordinari per sanare la situazione. La risposta di Sousa Pereira è stata lapidaria: “Non lo farò. Io rispetto la legge. Se lei, signor Ministro, ritiene che si debba fare diversamente, mi dia l’ordine e io lo eseguirò”. Una chiara presa di posizione a difesa della legalità.
La smentita del Ministero e il verdetto dell’Ispettorato
Il Ministero dell’Istruzione, in una nota ufficiale, ha fornito una versione diversa, negando fermamente qualsiasi tipo di pressione. Il Ministro ha confermato la telefonata, precisando però di aver espresso la propria disponibilità a creare posti soprannumerari solo a condizione che ci fosse una base giuridica per farlo. Ha inoltre sottolineato di aver suggerito al rettore di avviare un’indagine interna per individuare i responsabili della pubblicazione della lista non autorizzata.
Per dirimere la questione legale, il Ministero ha richiesto un parere all’Ispettorato Generale dell’Istruzione e della Scienza (IGEC). Il verdetto dell’Ispettorato è stato inequivocabile e ha confermato la linea del rettore: la creazione di posti straordinari sarebbe stata “legalmente inammissibile”. Una tale mossa, secondo l’IGEC, avrebbe violato i principi fondamentali di legalità, uguaglianza e certezza del diritto, creando un precedente pericoloso. Anche la Direzione Generale dell’Istruzione Superiore, interpellata in precedenza dal rettore, si era espressa sulla stessa linea.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco, nel mezzo della bufera che vede al centro la Facoltà di Medicina di Porto, le parole contenute nella lettera che Pereira ha inviato alla stampa. Una missiva in cui il rettore: “Ribadisco la posizione che ho sempre assunto con tutti coloro che mi hanno contattato. Compreso il signor ministro. Ovvero che preferirei che le autorità o un tribunale mi costringessero ad accettare una situazione che considero inaccettabile piuttosto che trovarmi in tribunale a rispondere di averlo fatto”.
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