Il fenomeno dell’espatrio riguarda non soltanto giovani, ma da sempre ha interessato anche le famiglie, che per le più svariate ragioni scelgono di trasferirsi fuori dall’Italia. Anche quando questa scelta viene ben ponderata, e programmata con tutte le accortezze del caso, i figli non sempre la attraversano con serenità. Spesso, inoltre, i genitori si ritrovano di fronte a delle sfide emozionali nella relazione con loro, non sempre semplici da affrontare. Oggi vorrei parlarvi delle sfide che devono affrontare i genitori expat.
Perché questo accade?
Preparare i bagagli e andar via non é un processo facile ed esente da difficoltà per nessuno: il distacco dalla propria rete sociale e dai propri punti di riferimento é un processo complesso, per cui é assolutamente normale che i bambini e gli adolescenti manifestino delle difficoltà nell’adattamento alla nuova realtà.
I bambini e gli adolescenti, hanno un contatto con le loro emozioni molto più forte rispetto a noi adulti, che tendiamo a strutturare nel tempo delle difese psicologiche che spesso ci allontanano dal nostro mondo interiore.
Questo maggiore contatto con le proprie emozioni, fa si che queste ultime siano vissute dai bambini e dagli adolescenti con una maggiore intensità rispetto a noi adulti, e questo pur essendo un ‘buon segnale’ dal punto di vista della salute psicologica, li rende anche più ‘vulnerabili’ di fronte agli eventi stressanti della vita.
Quali sono i segnali di una difficoltà nell’adattamento?
Non é anomalo sentire che nei primi tempi e a volte anche nei primi anni post trasferimento, i conflitti familiari aumentano.
Assistiamo inoltre da parte dei figli a tutta una serie di fenomeni che descriveremo di seguito.
- Nei bambini molto piccoli (0-3 anni) potrebbero manifestarsi delle regressioni. Ad esempio il ritorno per un periodo di tempo al gattonamento in bambini che già sapevano camminare. Oppure possono manifestarsi anche disequilibri nel ritmo sonno-veglia, rifiuto del cibo, irritabilità, pianti inconsolabili.
- Nei bambini dai 3 ai 5 anni si può notare un aumento dell’oppositivitá, delle esplosioni di rabbia e di pianti frequenti.
- Nei bambini in età scolare potrebbero manifestarsi un aumento della rabbia, dei momenti di tristezza e sconforto, irritabilità, isolamento, incubi notturni.
- E in adolescenza anche aumentano i conflitti e le tensioni nei confronti dei genitori, isolamento, chiusura, calo del rendimento scolastico e così via.
Cosa non é utile fare
Questi sintomi preoccupano smisuratamente i genitori, spesso arrivando a modalità di gestione poco funzionali come:
- Incedere in sentimenti di colpa (“per colpa mia e del mio lavoro siamo qui“, “stanno subendo una mia scelta“, “é tutta colpa mia“, etc.).
Questa modalità porta poi all’utilizzo di strategie compensative, volte appunto a “compensare” la presunta colpa di cui il genitore sente di essersi macchiato. Il genitore quindi inizia a mettere in atto comportamenti compiacenti verso i propri figli, non riuscendo mai a dire dei “no”, riempiendoli di regali o di attività piacevoli e ricreative. - Nel secondo caso, può succedere che il genitore esasperato di fronte alla potenza delle emozioni dei figli, inizi a mettere in atto interventi aggressivi o “repressivi” (“smettila di piangere”, “basta arrabbiarsi’” oppure “ti devi calmare“) spesso arrivando anche all’utilizzo di aggressività fisica (schiaffi, percosse, punizioni umilianti).
In questi casi, stiamo solo mettendo un cerotto su una ferita, ma non ce ne stiamo prendendo cura in profondità.
Quali strategie devono adottare i genitori expat per sostenere le sfide del figlio in difficoltà rispetto al trasferimento
Quello che in realtà in questi casi occorre ai nostri figli é la presenza di un adulto che stia con loro in quell’emozione difficile. Occorre un adulto che non rifiuti i loro sentimenti, e che non giudichi stupido il loro problema, ma che si sintonizzi con loro, che si metta nei loro panni e comprenda il loro punto di vista.
Hanno bisogno di un adulto che tolleri il pianto, le urla, e che non si agiti troppo di fronte anche alla manifestazione più esasperata della rabbia e della tristezza. Questa modalità empatica e supportiva é la più grande medicina che si possa offrire ad un figlio. Tuttavia siamo ben consapevoli che é un compito veramente difficile per un genitore, che nel frattempo magari sta anche gestendo mille e più preoccupazioni personali e sfide della vita. Proprio per questo si dice che per crescere un figlio ci vuole un “villaggio”.
Crediamo che sia fondamentale crearselo a poco a poco questo villaggio: quando un genitore sente di non riuscire a tenere tutto insieme, é fondamentale che si dia la possibilitá ed il permesso di chiedere un supporto ad uno psicologo esperto nel campo del sostegno alla genitorialitá.
In sintesi:
- Con gli adolescenti é fondamentale lavorare con il dialogo, l’ascolto, l’empatia, la connessione emotiva.
- Con i più piccoli (0-2 anni) la connessione e l’accoglienza li passiamo invece attraverso il corpo, il tono della voce, il respiro.
Con i bambini dai 3 anni in su, vorrei suggerire di seguito anche alcuni supporti di lettura utili che utilizziamo in psicoterapia con i minori e nelle consulenze di sostegno alla genitorialitá:
- Io e la mia paura – di Francesca Sanna (link).
- Il buco – di Anna Llenas (link).
- Uno scricciolo di nome Nonimporta – di Margot Sunderland (link).
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
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