L’immagine è potente e quasi surreale: in un video che è diventato virale, quello della demolizione delle due gigantesche torri della ex centrale elettrica a carbone di Sines. Venti secondi in cui crollano in una nuvola di polvere, annullando in meno di un minuto i loro quasi quarant’anni di presenza imponente sulla costa dell’Alentejo. La demolizione, controllata e avvenuta all’interno del perimetro della centrale, è stata eseguita da EDP utilizzando esplosivi, un metodo definito dalla società come “il più sicuro ed efficiente per strutture di queste dimensioni”.
L’operazione, gestita con alti standard tecnici e di sicurezza, ha richiesto la creazione di un perimetro di sicurezza in collaborazione con le autorità locali e la Protezione Civile, come la GNR, per gestire gli accessi e le chiusure stradali, con preavviso alla popolazione. Il Comune di Sines ha confermato che l’esplosione ha generato un “rumore occasionale” e un’emissione temporanea di polvere dovuta alla frammentazione del cemento, gestita con misure di mitigazione adeguate, tra cui l’irrigazione a pioggia.
Un’Icona Storica: 40 Anni di Energia e Acqua Calda a São Torpes
La storia della centrale a carbone di Sines è profondamente intrecciata con la storia moderna del Portogallo. Inaugurata nel 1985 – lo stesso anno in cui il Portogallo firmò il trattato di adesione alla CEE e in cui António Ramalho Eanes era ancora Presidente della Repubblica – la struttura rappresentò un investimento colossale di 650 milioni di euro (ai prezzi degli anni ’80). Con una capacità installata di 1.256 MW, l’impianto, allora interamente di proprietà dello Stato, era un pilastro fondamentale dell’approvvigionamento energetico nazionale.
Per quasi quattro decenni, la centrale ha fornito una quantità impressionante di elettricità. Arrivando persino a coprire quasi un terzo del consumo nazionale negli anni ’90, per poi scendere gradualmente. Complessivamente, ha prodotto oltre 270 terawattora di energia, l’equivalente del consumo annuale di un paese di 60 milioni di abitanti.
La sua presenza aveva anche un impatto tangibile sul paesaggio e sulla vita locale. Per anni, l’acqua della vicina spiaggia di São Torpes, nel cuore del Parco Naturale del Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, è rimasta a una temperatura insolitamente tropicale, fino a tre gradi sopra la media regionale. Questo singolare fenomeno era dovuto allo scarico in mare dell’acqua oceanica utilizzata per raffreddare le turbine, attirando bagnanti e curiosi. Guarda il video della demolizione, tramite un esplosione, della centrale elettrica di Sines.
A Sines la Transizione Energetica e l’Addio al Carbone
L’era del carbone a Sines si è conclusa il 15 gennaio 2021, quando EDP ha anticipato la chiusura dell’impianto. L’aumento dei prezzi del carbone e il carico fiscale non ne giustificavano più la continuazione finanziaria. E questo è un passo fondamentale per il Portogallo, che è diventato uno dei primi paesi in Europa a eliminare completamente il carbone per la produzione di energia elettrica.
Con la chiusura definitiva, anche lo “scaldabagno” naturale di São Torpes ha smesso di funzionare. Nelle estati successive al 2020, EDP ha persino ricevuto lamentele dai vacanzieri, increduli e sorpresi dal ritorno delle acque oceaniche alla loro normale, e più fredda, temperatura.
Dalle Ceneri del Carbone all’Idrogeno Verde?
La demolizione centrale elettrica Sines, catturato nelle immagini del video non è solo un atto di distruzione. Segna piuttosto l’inizio di una potenziale nuova era. Il sito dismesso è al centro dei piani per la transizione energetica del Portogallo, con un ambizioso progetto di idrogeno verde denominato GreenH2Atlantic. Il progetto prevede l’installazione di 100 MW di elettrolizzatori.
Tuttavia, come ricordano gli esperti, la strada non è priva di ostacoli. I progetti di idrogeno verde stanno attualmente affrontando sfide di redditività, e il futuro del sito è ancora in fase iniziale. La rimozione delle imponenti torri rende la transizione energetica a Sines non solo un fatto statistico, ma una realtà visibile e inequivocabile. Il paesaggio è cambiato, l’acqua è più fredda, e il Portogallo guarda ora a fonti energetiche più pulite.
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