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Prezzi alle stelle: il Portogallo è il paese nell’eurozona con i maggiori rincari

Mentre i mercati sperano in un rapido ritorno alla normalità, il balzo dei costi energetici spinge il Paese in cima alla classifica europea degli aumenti, riaccendendo i timori di una nuova stretta monetaria.

Marco Prati by Marco Prati
01/04/2026
in Economia
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Primo piano delle mani di una persona alla cassa. Una mano tiene una lunga ricevuta, influenzata dal download in Portogallo, mentre l'altra aziona un registro touchscreen. Lo sfondo è sfocato e mostra i dintorni del negozio.

Dati alla mano, si attenua la crescita su base annua dei prezzi del "carrello della spesa"

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Qualcosa a metà tra una doccia fredda e un amaro ritorno alla realtà. Se alcuni mesi fa molti si cullavano nell’illusione di una stabilizzazione economica definitiva, i numeri hanno deciso di presentare il conto. E che conto. Tra i paesi dell’eurozona, il Portogallo ha appena registrato un balzo dell’inflazione con l’aumento dei prezzi più marcato su base mensile. Non stiamo parlando di variazioni marginali o di statistiche destinate a rimanere chiuse nei cassetti degli accademici, ma di un tasso del 2,3 per cento registrato tra febbraio e marzo. Un dato che si posiziona ben al di sopra di quel tiepido 1,2 per cento che rappresenta attualmente la media continentale. Un primato di cui, a dirla tutta, avremmo fatto volentieri a meno, soprattutto considerando le ricadute dirette sulle tasche dei cittadini e della folta comunità italiana che ha scelto il territorio lusitano come propria casa.

Il peso dell’energia sull’inflazione in Portogallo

Il vero colpevole di questa fiammata ha un nome preciso e rievoca scenari che speravamo ormai confinati nei libri di storia economica recente: il costo dell’energia. Nel solo mese di marzo, i prezzi del comparto energetico in Portogallo sono letteralmente lievitati del 7,5 per cento. Si tratta di un livello record assoluto nella serie statistica de l’Eurostat, avviata la bellezza di quasi trent’anni fa. Questo balzo supera persino gli spaventosi aumenti registrati nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente ristrutturazione forzata dei mercati avevano gettato nel caos mezza Europa, toccando picchi mensili attorno al 6 per cento.

Viene da chiedersi se il sistema economico europeo, pur nella sua tanto decantata transizione ecologica, sia ancora così strutturalmente fragile da non riuscire ad ammortizzare i contraccolpi globali senza scaricarli immediatamente sulle bollette. La risposta appare purtroppo fin troppo chiara. L’Indice armonizzato dei prezzi al consumo, calcolato proprio per eliminare le distorsioni interne e permettere confronti oggettivi tra i vari Stati membri dell’Unione Europea, non lascia spazio a dubbi interpretativi: l’economia portoghese sta assorbendo questo shock con una rapidità e un’intensità superiori rispetto ai propri vicini.

La crisi geopolitica e i rincari energia eurozona

L’economia del Paese non vive sotto una campana di vetro, e per comprendere a fondo le dinamiche che si respirano oggi a Lisbona bisogna necessariamente allargare lo sguardo all’intero scacchiere internazionale. Le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz non sono mere speculazioni da telegiornale estero. Da quello snodo cruciale transita il 38 per cento del petrolio greggio mondiale e il 29 per cento del gas di petrolio liquefatto. Aggiungiamo al quadro il recente attacco a infrastrutture vitali come il complesso di Ras Laffan in Qatar. Parliamo della più grande fabbrica di gas naturale liquefatto al mondo, responsabile peraltro di un quarto della produzione mondiale di elio, un sottoprodotto della raffinazione del gas che risulta assolutamente essenziale per la produzione di semiconduttori.

Il cocktail per una tempesta perfetta è dunque servito. La presidente de la Bce, Christine Lagarde, in una recente intervista a The Economist, ha definito senza mezzi termini troppo ottimista l’atteggiamento di quegli investitori che scommettono su un rapido rientro della crisi. Ha avvertito chiaramente che stiamo affrontando uno shock reale le cui proporzioni sfuggono ancora alla nostra piena comprensione. Di fronte a queste enormi dinamiche globali, pensare che il Portogallo potesse rimanere un’oasi felice e impermeabile alle turbolenze internazionali si rivela oggi una prospettiva tristemente semplicistica.

Impatto costo della vita e l’illusione della stabilità

Ma cosa significa tutto questo per la vita quotidiana e, soprattutto, per la gestione del budget familiare di chi vive e lavora in Portogallo? I dati ci dicono che il tasso di variazione su base annua dell’inflazione a livello locale è salito al 2,7 per cento, crescendo di 0,6 punti percentuali rispetto a febbraio. Un numero che segna il dodicesimo tasso più alto tra i ventuno paesi dell’eurozona e che, soprattutto, sfora l’obiettivo ideale del 2 per cento fissato a Francoforte per garantire la stabilità dei prezzi.

Qualcuno potrebbe lecitamente obiettare chiedendosi se questo aumento si tradurrà automaticamente in uno scontrino più salato al supermercato già da domani mattina. Qui entra in gioco un indicatore fondamentale che richiede massima attenzione: il tasso di inflazione core. Depurato dai prezzi altamente volatili dell’energia e dei prodotti alimentari, questo parametro riflette la persistenza dell’inflazione nel tessuto economico a medio termine. A marzo, l’inflazione in Portogallo si è attestata al 2,2 per cento, perdendo addirittura un punto percentuale rispetto al mese precedente. Tradotto in termini pratici: l’emorragia dei costi energetici non si è ancora riversata completamente sul resto del paniere di beni e servizi. Tuttavia, fingere che il problema non esista sarebbe da irresponsabili. L’aumento dei costi logistici e di produzione prima o poi chiederà il conto, e i rincari si faranno inevitabilmente sentire in ogni settore.

Un nuovo aumento tassi la Bce all’orizzonte

In questo scenario dalle tinte fosche, la reazione delle istituzioni finanziarie europee appare quasi scontata. Gli analisti riconoscono apertamente che la Banca Centrale Europea, già nella delicata riunione di politica monetaria fissata per il 30 aprile, potrebbe vedersi costretta a rimettere mano alle percentuali di riferimento. Reagire più rapidamente rispetto a quanto fatto nel 2022 per frenare sul nascere la corsa dell’inflazione significa però raffreddare bruscamente l’economia, non solo in Portogallo ma di tutta l’Eurozona.

Un eventuale ritocco al rialzo si tradurrà in mutui e prestiti ancora più onerosi per le famiglie e per le imprese che operano sul territorio. Si ripropone l’eterno dilemma di una politica costretta a scegliere sistematicamente il male minore. Il Portogallo si ritrova a dover navigare in acque agitate da correnti profonde e lontane. Affrontare questa complessa congiuntura richiederà una massiccia dose di sano realismo: la capacità di guardare in faccia la realtà economica senza cedere al disfattismo, ma abbandonando al contempo la fragile illusione che le dinamiche globali possano essere ignorate impunemente.

Leggo Algarve – notizie per la comunità italiana in Portogallo © 2026 Todos os direitos reservados –  RIPRODUZIONE RISERVATA – Ultimo aggiornamento: 01/04/2026 ore 10:00

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Tags: EconomiaEuropainflazionePortogallo
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Comments 1

  1. Lara M. says:
    1 settimana ago

    Avete ragione, ho fatto la spesa oggi al Continente e due buste 114 euro. Follia.

    Rispondi

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