Una nuova iniezione di liquidità da 1,3 miliardi di euro per l’edilizia a prezzi accessibili e un pugno di ferro contro lo spreco di immobili pubblici. Il Primo Ministro Luís Montenegro imprime un’accelerazione decisa alla politica abitativa del Portogallo, rilanciando il programma case popolari per i portoghesi e mettendo al centro del suo intervento due pilastri: finanziamenti europei per aumentare l’offerta di alloggi e l’utilizzo forzato del vasto patrimonio immobiliare statale oggi inutilizzato.
La mossa più significativa è la firma, prevista per la prossima settimana, di una linea di credito con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) del valore di oltre 1,3 miliardi di euro. Questi fondi saranno il motore per finanziare la costruzione e la riabilitazione di case da inserire nel programma portoghese delle case popolari, noto come “habitação acessível”. L’obiettivo è sostenere le strategie abitative locali dei comuni per arrivare a creare 133.000 nuove soluzioni abitative.
Arriva la “Carta d’Identità dell’Immobile”
La misura più innovativa è senza dubbio la creazione del cosiddetto “BI dos imóveis” (Bilhete de Identidade dos Imóveis). Si tratta di un fascicolo digitale unico per ogni proprietà, pensato per porre fine ai pellegrinaggi burocratici di cittadini e imprese. “L’obiettivo è che non si debbano più raccogliere documenti”, ha spiegato Montenegro. Questo archivio digitale conterrà tutti i certificati e i documenti relativi a un immobile: dall’efficienza energetica ai permessi di costruzione, passando per i piani di manutenzione e accessibilità. In futuro, l’ambizione è di integrare anche “il registro immobiliare del Dipartimento delle Finanze e gli uffici del registro”, centralizzando di fatto l’intera vita documentale di una casa in un unico posto.
Sblocco dei Fondi e degli Immobili Pubblici
Per dare ossigeno al mercato, il governo ha messo in campo importanti risorse finanziarie. Giovedì prossimo, il Portogallo firmerà con la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) una linea di credito da oltre 1,3 miliardi di euro destinata specificamente agli alloggi a prezzi accessibili. Parallelamente, sarà negoziata una linea di garanzia con il Banco Português de Fomento per finanziare le 133.000 unità abitative pubbliche previste nelle strategie locali dei comuni.
Un altro punto cruciale del piano è la gestione del patrimonio immobiliare dello Stato. Montenegro ha usato parole dure contro l’inerzia della pubblica amministrazione. “Ci stiamo ingannando a vicenda, e questo finirà”, ha dichiarato. Tutti gli enti pubblici avranno un termine per giustificare il mancato utilizzo dei propri immobili. In assenza di una valida ragione, le proprietà saranno trasferite a Estamo, la società che gestisce gli immobili statali. “Avete una casa abbandonata e non state facendo nulla? La daremo a Estamo, che potrà costruirci, affittarla o venderla”, ha esemplificato il premier, promettendo tolleranza zero verso il degrado dei beni pubblici.
Riorganizzazione dei Ruoli: “Ogni scimmia sul suo ramo”
Il programma portoghese per agevolare la creazione di nuove case popolari prevede anche una profonda riorganizzazione istituzionale. L’Istituto per l’Edilizia Abitativa e la Riabilitazione Urbana (IHRU) cambierà pelle: cesserà di essere un gestore diretto per assumere un “ruolo di coordinamento, regolamentazione e pianificazione”.
La responsabilità finanziaria passerà al Banco Português de Fomento, che diventerà il partner unico per il finanziamento di tutte le operazioni abitative. L’esecuzione dei progetti, la proprietà e la gestione degli immobili pubblici saranno invece trasferite alle autorità locali, dotandole, secondo il primo ministro, delle “condizioni tecniche e finanziarie per promuovere una buona gestione”. Per spiegare questa chiara divisione di compiti, Montenegro ha usato un’espressione colorita: “Ogni scimmia sul proprio ramo, ognuna con la propria responsabilità”.
Il premier ha concluso riconoscendo che la sfida abitativa “è enorme”, ma si è detto fiducioso. “Ci vorranno alcuni anni, ma ce la faremo. Coloro che ci chiedono risultati in pochi mesi, dopo aver fallito per più di un decennio, dovranno essere pazienti”, ha assicurato, promettendo anche una politica fiscale favorevole ai giovani e una discussione “semplice” per la prossima legge di bilancio.
“Habitação Acessível” e “Case Popolari”: Le differenze con l’Italia?
Per la comunità italiana in Portogallo, è utile capire come funziona il programma di “habitação acessível” e in cosa si differenzia dalle nostre “case popolari” (ufficialmente Edilizia Residenziale Pubblica – ERP). Sebbene l’obiettivo sia simile – offrire una casa a chi non può permettersi i prezzi di mercato – i due sistemi hanno differenze sostanziali.
- Il Modello Portoghese (“Habitação Acessível”): Questo programma si rivolge a una fascia di popolazione più ampia rispetto a quella italiana. Non è pensato solo per le famiglie in condizioni di estrema povertà. Ma anche per il ceto medio, i giovani e le famiglie monoreddito che, pur avendo un lavoro, sono schiacciati da affitti di mercato insostenibili. L’affitto richiesto (renda acessível) è inferiore a quello di mercato (solitamente il 20-30% in meno), ma è comunque calcolato per coprire i costi di gestione e una parte dell’investimento. L’obiettivo è calmierare il mercato e aumentare l’offerta di affitti sostenibili.
- Il Modello Italiano (“Case Popolari” – ERP): Il sistema italiano è storicamente un presidio di welfare puro. È destinato principalmente a nuclei familiari con redditi molto bassi o in condizioni di grave disagio sociale. Questi vengono identificati tramite graduatorie pubbliche basate su punteggi (reddito ISEE, presenza di disabili, sfratti, etc.). Il canone di locazione è fortemente calmierato (canone sociale) e, nei casi di indigenza totale, può essere quasi simbolico. La gestione è affidata a enti pubblici regionali o comunali (come ATER o ALER).
In sintesi
La differenza chiave sta nel target di riferimento. Il Portogallo punta a sostenere la classe media e i giovani lavoratori esclusi dal mercato, agendo come regolatore dei prezzi. L’Italia, invece, concentra le sue risorse sull’assistenza abitativa come rete di sicurezza per le fasce più deboli della popolazione.
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