Trasferirsi all’estero è un’esperienza complessa fatta di luci ma anche di ombre. In questo articolo vogliamo soffermarci sull’importanza del mantenere un atteggiamento aperto e curioso verso ciò che è nuovo, per far si che l’esperienza del trasferimento sia realmente arricchente. Spesso è sottovalutato, ma cercare il familiare nella realtà che si vive da expat può trasformarsi in una trappola.
Perché cerchiamo ciò che ci è familiare quando siamo expat
Quando si approccia ad una nuova esperienza, qualsiasi essa sia, inconsciamente si tende a cercare nel nuovo qualcosa di conosciuto. L’esempio lampante di questo meccanismo è il Test di Rorshach, conosciuto come test delle macchie. Di fronte ad una macchia che non ha alcun senso, ogni persona ci vede qualcosa che le è familiare (una farfalla, un animale specifico, una faccia etc.)
Questo processo psicologico per cui la mente colloca ciò che è nuovo in delle categorie precostituite, rende le esperienze nuove maggiormente prevedibili e di conseguenza sicure, ha dunque la funzione di orientarci nel mondo e rassicurarci.
Il bisogno della familiarità
Trasferirsi per vivere all’estero attiva in ciascuno di noi, questa ricerca del familiare. Questo processo avviene in molte circostanze: il cibo, la città, la lingua, le relazioni. Di seguito alcuni esempi molto semplici, ma che spiegano molto bene questo processo:
- Il pastel de nata molti italiani sostengono che ricorda una sfogliatella in miniatura, con un ripieno più semplice e vellutato.
- La città di Aveiro conosciuta anche come la ‘’Venezia’’ portoghese.
- Le colline del Douro che a molti ricordano i paesaggi e i vigneti toscani.
- Gli aranceti dell’Algarve che emanano lo stesso profumano degli aranceti siciliani.
Estendendo questo discorso alle relazioni sociali, è molto frequente che vivendo all’estero si tenda soprattutto all’inizio a cercare un contatto con i propri connazionali. È naturale ricercare nella nuova esperienza elementi di familiarità: è un nostro bisogno ed è giusto comprenderlo e soddisfarlo.
Il rischio di restare intrappolati nella familiarità quando si è expat
Tuttavia, la ricerca di ciò che ci è familiare, può talvolta portare a forme di chiusura e rigidità. Quando il bisogno di ricerca del familiare è preponderante, diventa molto difficile sperimentarsi e mettersi in gioco fino in fondo nel nuovo territorio, ciò rischia di rendere la nostra esperienza da expat una trappola.
Talvolta il timore di aprirsi al nuovo, o la fatica a lasciar andare le proprie abitudini o idee, portano allo sviluppo di pregiudizi, generalizzazioni e di conseguenza chiusura rispetto agli usi, costumi, abitudini e anche persone del posto nel quale ci si è trasferiti.
Non è raro che si sviluppino fenomeni di aggregazione quando si vive all’estero tra connazionali, che da una parte costituisce una risorsa psicologica, emotiva e pratica davvero molto preziosa ma che se diventa una forma di aggregazione sociale esclusiva, rischia di diventare un modo per evitare di mettersi in gioco pienamente nella nuova realtà territoriale.
Comprendere meglio la natura del nostro blocco
Se dovessimo renderci conto che ci stiamo rinchiudendo nella ricerca di ciò che ci è familiare, è importante fermarsi e riflettere personalmente sulla natura della nostra resistenza; di seguito alcune possibili domande guida:
- Ho fatto cattive esperienze in passato e dunque ho paura di viverle ancora?
- Quali sono i miei pregiudizi sulla cultura del posto? Da dove sono nati? Posso/voglio metterli in discussione?
- C’è qualcosa che mi fa paura, mi crea disagio o imbarazzo rispetto a certi usi, costumi delle persone del posto?
Queste domande e tante altre ci permettono di focalizzare meglio la natura della nostra resistenza, attivare la consapevolezza e interrompere il pilota automatico.
Flessibilità psicologica: la chiave per aprirsi al nuovo
Quando si approccia ad una esperienza nuova è molto importante mantenersi flessibili. L’apertura mentale non è una qualità innata, può essere allenata da ciascuno di noi.
Essa è composta da tre elementi:
- presenza nel qui ed ora.
- apertura.
- accettazione.
Essere presenti, aperti e accoglienti significa sospendere i nostri pregiudizi, accogliere eventuali emozioni contrastanti che il contatto con ciò che è nuovo può suscitare in noi, ed infine aprirci a qualcosa che non conosciamo. Significa guardare all’esperienza del vivere all’estero con gli occhi curiosi di un bambino che per la prima volta approccia ad un oggetto od una persona mai incontrati prima.
Abbiamo pieno potere di scegliere di vivere la nostra esperienza da expat con apertura mentale oppure no, abbiamo pieno potere di sospendere per qualche istante il nostro modo di interpretare la realtà, e lasciare entrare a poco a poco il nuovo nella nostra vita, come un piatto dal sapore nuovo, una nuova lingua, con i suoi suoni unici, nuove usanze, nuovi modi di guardare la realtà, nuove relazioni.
Questo renderà senza dubbio la nostra esperienza di vita da expat profondamente arricchente, non chiudendoci in una trappola psicologica, trasformando la nostra percezione di familiare. Sicuramente creerà le basi per un proficuo processo di integrazione.
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
leggoalgarve.com © 2025 Todos os direitos reservados – RIPRODUZIONE RISERVATA




