Il 4 febbraio 2026, Giornata Mondiale contro il Cancro, si apre come ogni anno tra nastri colorati, comunicati istituzionali e promesse politiche che risuonano con la regolarità di un metronomo ormai stanco. Lo slogan Unidos por Cada Um (che possiamo tradurre come «Uniti dall’unicità») ambisce a rimettere la storia del paziente al centro del percorso di cura. Noi di Leggo Algarve crediamo sia necessario andare oltre la superficie dei dati sull’oncologia in Portogallo. Vogliamo aiutare a comprendere le reali dinamiche di questo sistema. Un’oggettiva analisi, utile a chi deve orientarsi in una sanità che appare sempre più frammentata e sospesa tra le eccellenze dei grandi centri urbani e le croniche difficoltà della provincia.
Ne parliamo con schiettezza perché la malattia, prima ancora che una diagnosi medica, è una vicenda umana fatta di paura e resilienza che tocca da vicino anche la comunità italiana che ha scelto di vivere in questo Paese. Avere una visione lucida della realtà portoghese è una necessità che ci riguarda tutti.
I numeri dell’oncologia in Portogallo e il paradosso delle liste

In ambito oncologico, ci troviamo di fronte a un sistema sanitario, il Serviço Nacional de Saúde (SNS), che vive una dicotomia lacerante. Da un lato sventola statistiche di interventi chirurgici che sembrano indicare un’efficienza senza precedenti, dall’altro lascia un paziente su quattro in attesa oltre i limiti legali. Pazienti sospesi in un limbo burocratico dove la speranza si consuma più velocemente della malattia.
Analizzando i dati più recenti, emerge con forza come il racconto ufficiale del governo tenti di mascherare le crepe di una struttura in evidente affanno. Sebbene la narrativa istituzionale insista su un incremento dell’attività chirurgica oncologica, l’esperienza quotidiana di quei pazienti restituisce un’immagine ben diversa, segnata da attese estenuanti che superano sistematicamente i tempi massimi di risposta garantiti per legge. Questo divario è particolarmente marcato laddove le lungaggini per ottenere un appuntamento presso i Centros de Saúde finiscono per compromettere l’efficacia stessa della prevenzione. In questo contesto, il rischio di una diagnosi tardiva o di un trattamento iniziato fuori tempo massimo smette di essere un’ipotesi statistica per trasformarsi in una minaccia concreta e tangibile per la salute pubblica.
Barriere logistiche e fragilità strutturale del sistema
A complicare il quadro interviene la difficoltà di accesso ai grandi centri d’eccellenza di Lisbona, Porto o Coimbra, spesso ostacolata dalle distanze geografiche e da croniche carenze nel trasporto dei pazienti. A questo si aggiunge l’onere logistico, spesso insostenibile, legato alla ricerca di alloggi per i familiari che supportano il malato, un aspetto che incide pesantemente sulla qualità della vita di chi affronta la terapia. Non si tratta di indugiare in un disfattismo di maniera, ma di applicare quel sano realismo necessario per guardare in faccia la realtà. Il sistema appare estremamente fragile: come accade quando le relazioni tra le diverse componenti di una società diventano iper-complesse, basta un intoppo minimo per mandare in tilt l’intera catena del valore sanitario.
Le sfide del SNS tra tagli e scioperi dei medici
Il panorama dell’oncologia in Portogallo nel 2026 è ulteriormente complicato da una tensione sindacale e politica che non accenna a placarsi. Gli scioperi dei medici, che hanno registrato adesioni massicce fino all’80%, hanno avuto un impatto devastante sulla programmazione delle visite e degli interventi chirurgici, aggravando ulteriormente le liste d’attesa. A questo si aggiunge la controversa direttiva del direttore esecutivo del SNS volta alla riduzione dei costi per l’anno in corso. Lo si capisce il perché dall’analisi della finanziaria per il 2026 (OE2026). Il governo annuncia rinforzi miliardari: 1.978 milioni di euro in più per il SNS nel 2025/2026. Titoli cubitali sui giornali. Ma leggendo le note in piccolo, si scopre che 1.300 milioni servono a pagare le “dívida em atraso” (i debiti). Si stanziano soldi non per investire nel futuro, ma per pagare il passato.
È difficile immaginare come si possa migliorare la risposta oncologica quando le risorse vengono ridotte e il personale medico si trova in uno stato di agitazione permanente. Per i residenti italiani, abituati a un sistema che, pur con le sue criticità, mantiene ancora una certa capillarità, l’impatto con la realtà del SNS può essere destabilizzante. La gestione della sanità come spesso accade sembra una partita di finanza creativa. La coperta è sempre troppo corta e ogni nuovo servizio rischia di essere attivato a scapito di un altro. Insomma una sorta di guerra tra poveri che penalizza le fasce più deboli della popolazione.
Turismo a Cinque Stelle, Sanità a Due
L’Algarve rappresenta forse l’esempio più lampante del fallimento della pianificazione sanitaria centrale. Nell’aprile 2025, i medici del servizio di oncologia dell’Algarve, regione a sud del Portogallo hanno presentato le “escusas de responsabilidade“. Non è un atto burocratico; è un grido di disperazione. Mancanza di specialisti, apparecchiature obsolete, spazi inadeguati. La soluzione trovata? Il trasferimento. I pazienti dell’Algarve vengono regolarmente inviati a Lisbona o addirittura a Siviglia per trattamenti radioterapici o chirurgici complessi. La realtà quotidiana è fatta di ambulanze che percorrono la A2, di famiglie divise, di anziani soli che rinunciano alle cure perché il viaggio è troppo faticoso.
Un altro tasto dolente riguarda la prevenzione primaria e secondaria. La copertura degli screening per il cancro del colon-retto e del collo dell’utero è ancora tristemente lontana dai target prefissati dalle autorità sanitarie. Senza una prevenzione efficace, il sistema è destinato a rincorrere l’emergenza. D’altronde, i dati confermano che quasi un terzo dei decessi per cancro sarebbe evitabile attraverso screening regolari e diagnosi precoci in grado di intercettare il male ai suoi esordi. Questa potenzialità terapeutica si scontra però con una distribuzione della salute profondamente diseguale: il 70% delle morti avviene infatti nei Paesi a basso e medio reddito, contesti in cui l’accesso a esami e cure oncologiche non rappresenta ancora uno standard garantito, ma un lusso dettato dalle disponibilità economiche.
I volti dell’oncologia in Portogallo: tra incidenze di genere e nuovi allarmi
Sia ben chiaro, le cifre contano eccome. Il primo dato che balza agli occhi è il superamento dei 60.000 nuovi casi annui. Sul fronte clinico, le notizie sono incoraggianti: i tassi di sopravvivenza a cinque anni per patologie come il tumore alla mammella e alla prostata superano rispettivamente il 90% e il 96%, confermando la qualità della medicina lusitana quando il paziente riesce finalmente ad accedere alle cure. Tuttavia, la statistica si fa spietata quando analizziamo l’efficienza del Serviço Nacional de Saúde. Da un lato gli interventi chirurgici sono aumentati negli ultimi anni, dall’altro un paziente su quattro viene ancora operato oltre i tempi massimi garantiti per legge.
Per la popolazione maschile, il tumore alla prostata continua a dominare le classifiche di incidenza. Seguito a breve distanza dal cancro al colon-retto e da quello al polmone. Sul versante femminile, il carcinoma mammario resta il principale avversario in termini di volumi. Tuttavia il dato che più deve far riflettere è l’aumento costante del cancro al polmone. Un’eredità amara di decenni di mutamento negli stili di vita e nel consumo di tabacco.
Si parla spesso di una grande riforma del sistema sanitario, ma finora i risultati concreti sembrano scarsi. La sensazione è quella di trovarsi di fronte a un territorio che si muove nel senso giusto, ma che viene gestito con strumenti vecchi e inadeguati alle sfide del presente.
La situazione dell’oncologia in Portogallo richiede una riflessione che vada al di là dei facili entusiasmi o del pessimismo cosmico. La strada da fare è ancora molta e, la politica deve garantire che le cure siano accessibili a tutti.
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