Il sistema penitenziario lusitano si trova al centro di una tempesta giudiziaria e finanziaria di grandi proporzioni. Lo Stato portoghese ha versato, negli ultimi nove anni, circa 1,5 milioni di euro in risarcimenti a detenuti costretti a vivere in celle considerate non conformi ai diritti umani fondamentali. La notizia, riportata questo lunedì dal Jornal de Notícias (JN), evidenzia una situazione critica che ha portato il Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo (TEDH) a dover gestire una mole crescente di reclami contro le condizioni disumane in cui versano le carceri portoghesi.
Attualmente, Strasburgo ha ancora sul tavolo oltre 850 denunce pendenti, segno inequivocabile che le misure adottate finora non sono state sufficienti a tamponare quella che gli avvocati definiscono una violazione sistemica.
Indennizzi milionari ai detenuti
La cifra di 1,5 milioni di euro non è frutto di stime, ma è stata confermata direttamente dal Ministero della Giustizia al quotidiano portoghese. Secondo il gabinetto della ministra Rita Alarcão Júdice, queste compensazioni derivano da 14 condanne specifiche. Stiamo parlando per lo più di casi singoli, conclusi con accordi extra-giudiziali. In diverse occasioni, infatti, lo Stato ha preferito riconoscere unilateralmente la ragione ai detenuti, liquidando le somme richieste. Questo per evitare ulteriori condanne formali che avrebbero pesato sull’immagine internazionale del Paese in merito alle evidenti disumane condizioni delle carceri portoghesi.
Ma c’è di più. Il Tribunale Europeo, interpellato sulla questione, ha rivelato dati ancor più impressionanti. Su 280 denunce, ricevute negli ultimi nove anni, relative alle condizioni disumane delle carceri portoghesi, il 40% (112 casi) è stato archiviato senza riconoscere le ragioni del ricorrente.
Le richieste di risarcimento e le carceri portoghesi disumane
La pressione legale sulle istituzioni non accenna a diminuire. Al momento, 854 richieste di indennizzo attendono una risoluzione presso il TEDH. Questo numero è impressionante se si considera che rappresenta il 90% dei 957 processi totali pendenti contro il Portogallo presso la corte di Strasburgo.
Tra i casi più eclatanti, vi sono tredici reclami specifici che includono richieste di compensazione che oscillano tra i 12.000 e i 144.000 euro. I ricorrenti sono detenuti che stanno scontando pene per reati che variano dal traffico di droga ai furti. Il risarcimento più elevato è stato richiesto da una donna, in carcere da dieci anni per omicidio. Gli avvocati sostengono che la permanenza prolungata in strutture fatiscenti, definite così senza mezzi termini, giustifichi ampiamente tali pretese economiche.
Ultimatum per la riforma delle carceri portoghesi
La strategia legale dei difensori dei reclusi sta alzando il tiro. L’avvocato Vítor Carreto, che rappresenta diversi detenuti, ha utilizzato queste denunce per presentare una richiesta formale al TEDH nel marzo dello scorso anno. L’obiettivo è far riconoscere ai giudici europei che le cattive condizioni di detenzione in Portogallo. Second o i ricorrenti non si tratterebbe di casi isolati, bensì un “problema sistemico e strutturale” che vìola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Carreto ha dichiarato che le condizioni in cui versano i suoi assistiti, alcuni dei quali detenuti da molti anni, si traducono in un vero e proprio “trattamento degradante”. La richiesta avanzata è drastica: finché non ci sarà un intervento profondo nelle prigioni, lo Stato dovrebbe compensare ogni detenuto con mille euro per ogni mese trascorso in situazione inappropriata.
Nell’ambito di un “Case Pilot”, un meccanismo procedurale speciale del tribunale europeo, l’avvocato chiede che sia imposto al Portogallo di chiudere 12 carceri entro un anno. Inoltre, si esige l’adozione di misure che garantiscano ad ogni detenuto uno spazio personale di almeno sette metri quadrati all’interno della cella, escludendo l’ingombro dei mobili e dei servizi igienici, per porre fine alla disumana realtà vissuta all’interno delle carceri portoghesi.
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