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Portogallo, nel 1974 l’altro 25 aprile

Quel giorno non fu un giorno triste. I fiori infilati nella canna dei fucili e dei carri armati diverranno il simbolo dell'unione di un popolo e della gioia di un processo “non conflittuale”

Editorial Staff by Editorial Staff
25/04/2024
in Cultura
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Immagine scattata in Portogallo 25 aprile del 1978. Un soldato con in mano un fucile ornato da un garofano rosso si trova su un tetto che domina una grande folla riunita in una pubblica piazza. La scena sembra essere una protesta o manifestazione pacifica. Sullo sfondo sono visibili edifici residenziali e alberi.
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Anche il Portogallo ha il suo 25 aprile. Tutto cominciò a mezzanotte e venti minuti del 25 aprile del 1974, la radio cattolica di Lisbona “Rádio Renascença” trasmette una canzone che, pur essendo inserita in un disco in vendita, era vietata dalla censura. Qualcuno pensò che all’indomani sarebbero cadute molte teste, per quell’affronto, ma non andò così. «Grândola vila morena», la canzone composta dal musicista antifascista José Antonio, diede il segnale d’inizio alla “Revolução dos cravos”.

Quell’indomani, il Portogallo dopo i fatti del 25 aprile si svegliò nel mezzo ad un colpo di stato militare. Il popolo ed un’ala progressista delle forze armate si ribellavano per porre fine al lungo regime autoritario fondato da Antonio Salazar e portato avanti dal suo successore Marcelo Caetano. Un esercito demotivato, costretto a combattere una guerra  senza fine, condannata all’unanimità dall’opinione pubblica internazionale. Un popolo stremato dalla crisi economica e dall’isolamento politico. Si ribellavano per chiedere la decolonizzazione, la fine della dittatura e l’inizio della democrazia in Portogallo.

Il fiore che avrebbe dato il nome alla Rivoluzione dei Garofani, che il 25 aprile 1974 pose fine a 48 anni di regime

Celeste lavorava come cameriera in un ristorante. Quel 25 aprile del 1974 il ristorante festeggiava il primo anno dall’inaugurazione. I gestori avevano organizzato di offrire un omaggio ai clienti: garofani rossi e bianchi alle signore. Tuttavia a seguito del caos nelle strade per via delle manifestazioni, il ristorante quel giorno non aprì. I titolari, rimandarono a casa i dipendenti, chiedendo di portare con sé i garofani già acquistati.

Celeste, tornando a casa, arrivò a Chiado, dove incontrò i carri armati dei rivoluzionari. Avvicinandosi ad uno dei carri armati, chiese cosa stesse succedendo. Un soldato le spiegò: “Stiamo andando al Carmo a prendere Marcelo Caetano. Questa è una rivoluzione!”. Il soldato le chiese una sigaretta, ma Celeste non ne aveva; avrebbe voluto comprargliene qualcuna, ma i negozi erano chiusi. Così gli regalò l’unica cosa che aveva con sé, prese un fiore dal mazzo e disse: “Se vuoi prenderlo, ho solo un garofano da offrirti”. Il soldato accettò e mise il fiore nella canna del fucile.

Le vittime uccise dalle forze lealiste al regime furono soltanto quattro

La ragazza, allora, donò gli altri fiori del mazzo agli altri soldati nella piazza, e tutti fecero lo stesso gesto di infilare il garofano nella canna del fucile. Il gesto, stava ad indicare l’intenzione dei soldati di non iniziare un conflitto a fuoco. Un simbolo perché la rivoluzione potesse avvenire in modo pacifico. Una rivoluzione incruenta. Il governo, invece, sparò sulla folla dei manifestanti uccidendo quattro persone, ma poi dovette arrendersi. Caetano e i suoi andarono in esilio in Brasile e il Portogallo, per la prima volta dal 1926, riassaporava la libertà.

Quindi sia in Portogallo che in Italia ogni 25 aprile, per una coincidenza della storia, si festeggia la liberazione. Vi sono diversi libri che raccontano, anche in italiano, la storia della rivoluzione incruenta del popolo lusitano. Vi consigliamo un ebook scritto da due autori italiani, Daniele Coltrinari e Luca Onesti, con tante foto e reali testimonianze di chi ha vissuto da protagonista quel 25 aprile del 1974. Il titolo è: “40 anni dopo la rivoluzione dei garofani” edito nel 2014, ma ancora attualissimo. Lo si può richiedere allo stesso autore, il giornalista Daniele Coltrinari (www.danielecoltrinari.com)  o acquistarlo su Kobo a questo link.

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Tags: culturalibriPortogallostoria
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