Nell’articolo precedente della rubrica Oltre il confine, abbiamo parlato del processo di costruzione di legami per chi si trasferisce all’estero con l’intenzione di restare. Ma che cosa succede, invece, quando ci si trasferisce all’estero per un tempo sufficientemente lungo ma determinato? In questo contesto, il tema dell’espatrio e dei legami diventa centrale.
In questo articolo cercheremo insieme di riflettere sul conflitto tra il bisogno di entrare in relazione e la consapevolezza che la nostra permanenza ha già una data di fine e, quindi, anche le relazioni che stabiliremo in quel luogo, di fatto, probabilmente ce l’avranno. Affronteremo oggi solo la dinamica del conflitto tra relazionarsi o isolarsi; esistono infatti molte persone spinte a intrattenere relazioni a termine, ma si tratta di una dinamica diversa che approfondiremo in seguito.
La solitudine come esperienza nell’espatrio
Chi si trasferisce all’estero lo sa bene: la solitudine è un’esperienza complessa. Da una parte essa permette l’incontro con se stessi e, in presenza di determinate condizioni, favorisce la crescita personale e la scoperta di parti di sé nuove. Dall’altra parte, la solitudine è un sentimento crudo e pungente: l’essere umano è un essere sociale e naturalmente sente il bisogno di relazionarsi ai suoi simili. I legami sono spesso vissuti in modo molto intenso da chi si trova a sperimentare l’esperienza dell’espatrio.
Quando una persona vive l’espatrio per un tempo determinato, si trova a vivere questo grande conflitto tra il desiderio di conoscere altre persone e il bisogno di restare in disparte, nella consapevolezza che quell’investimento relazionale ha già una “data di scadenza”.
Il conflitto interiore nei legami temporanei
Non è sempre facile venire a capo di un conflitto interiore. Freud ne parlava in termini di pulsioni opposte; nell’approccio terapeutico della Gestalt, invece, parliamo di due parti della stessa persona che provano sentimenti o bisogni divergenti. La presenza di un conflitto è sintomo di vitalità psichica; il problema nasce quando queste due parti non comunicano tra loro, portando la persona a bloccarsi nel presente.
Nelle sessioni di psicoterapia della Gestalt, i clienti sono invitati a far comunicare queste parti tra loro per arrivare a un’integrazione. È quindi normale sentire bisogni opposti? Assolutamente sì. Quello che potremmo chiederci è: quali sono effettivamente le conseguenze che temo se mi lascio andare?
Superare il freno nelle relazioni e dei legami dopo l’espatrio
Spesso facciamo un passo indietro nelle relazioni perché attiviamo una difesa psicologica. Le difese sono meccanismi che servono a mantenere un equilibrio emotivo: quando questo equilibrio è turbato, esse ci portano a negare la realtà, a inibire scelte o a proiettare sugli altri esperienze passate.
Quando sentiamo di tenere un freno in una relazione piacevole, quasi certamente ci stiamo proteggendo dal rischio di sentire il dolore della perdita al momento della separazione. Questo non vale solo per l’amore, ma anche per potenziali amicizie o collaborazioni professionali.
Riflessioni per una maggiore consapevolezza
La paura della separazione ha spesso a che vedere con schemi appresi durante l’infanzia che si riattivano nel presente. Sviluppare una maggiore consapevolezza aiuta a compiere scelte più coerenti con ciò che viviamo oggi.
Sebbene il lavoro sugli schemi relazionali richieda uno spazio terapeutico professionale, iniziare a riflettere sul “perché mi succede” è un grande primo passo. Vi lascio con alcune domande su cui meditare:
- Mi è successo di sentirmi in conflitto tra il lasciarmi andare e il restare sulle mie?
- Noto uno schema ricorrente in questa modalità?
- Cosa mi fa paura del legarmi a questa persona?
- Difendendomi e lasciando perdere, sento di perdere qualcosa di importante?
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
Leggo Algarve – notizie per la comunità italiana in Portogallo © 2026 Todos os direitos reservados – RIPRODUZIONE RISERVATA



