Il Portogallo detiene un triste primato all’interno dell’Unione Europea. I recenti dati statistici accendono i riflettori sulla depressione e lo stato della salute mentale in Portogallo, rivelando una situazione profondamente allarmante per tutta la società. Al di fuori dei confini comunitari, soltanto l’Islanda registra un consumo superiore di farmaci antidepressivi rispetto alla nazione lusitana. L’Indagine Nazionale sulla Salute è il principale strumento per monitorare la situazione. Coordinata dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), viene condotta ogni cinque anni. La prossima edizione, prevista per la fine del 2026, esaminerà in modo ancora più approfondito la componente psicologica dei cittadini.
I numeri su depressione e lo stato della salute mentale in Portogallo
I risultati dell’Indagine Nazionale sulla Salute del 2019 sono inequivocabili. Basandosi sull’autovalutazione dei cittadini, il 12,2% degli intervistati ha dichiarato di soffrire di questa patologia in forma cronica. Si tratta della percentuale più alta in tutta l’Unione Europea.
L’incidenza del disturbo varia notevolmente in base all’età. La quota passa dal 5% tra i giovanissimi, nella fascia tra i 15 e i 24 anni, fino al 19,5% per gli over 65. Le donne risultano le più colpite da questa condizione clinica. Oltre 275.000 donne segnalano sintomi lievi e quasi 206.000 affrontano sintomi gravi. Tra gli uomini, le cifre si fermano rispettivamente a circa 152.000 e 82.000 casi accertati. A livello europeo, nel 2019 il 7,2% della popolazione sopra i 15 anni soffriva di questo disturbo. In Europa, solo l’Islanda supera il dato portoghese, raggiungendo il 15,6%.
Sintomi e cure: capire la depressione e lo stato della salute mentale in Portogallo
La Società Portoghese di Psichiatria e Salute Mentale (SPPSM) definisce la patologia in modo molto chiaro. Si tratta di una condizione clinica caratterizzata da sentimenti di tristezza e perdita di interesse. Queste sensazioni negative persistono in genere per almeno due settimane.
Spesso si accompagnano alterazioni dell’appetito e dei modelli di sonno, forte affaticamento e difficoltà di concentrazione. Possono emergere anche indecisione, sentimenti di inutilità e pensieri suicidi. Gli esperti sottolineano che si tratta di un disturbo grave, non di un segno di debolezza personale. Una diagnosi precoce è assolutamente fondamentale per aumentare le probabilità di successo del trattamento. Se non curata adeguatamente, la patologia può cronicizzare e colpire il sistema immunitario. Questo rende i pazienti più vulnerabili a problemi cardiovascolari, infezioni, diabete e aumenta il rischio di suicidio.
Il peggioramento di depressione e lo stato della salute mentale in Portogallo
Le valutazioni effettuate dal 2019 a oggi mostrano un netto aggravamento del problema psicologico nazionale. Questo peggioramento è dovuto principalmente alle gravi conseguenze del COVID-19. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato un aumento del 25% dell’ansia globale a causa della pandemia.
L’indagine PaRIS, condotta dall’OCSE nel 2024 su oltre 12.000 persone, ha confermato le criticità del popolo portoghese. Infatti hanno ottenuto i risultati peggiori tra i Paesi analizzati. Soltanto il 67% degli utenti ha valutato positivamente il proprio benessere psicologico. L’analisi “BI da Saúde” del 2024 ha rilevato un lieve miglioramento nella percezione generale della salute. Tuttavia, il 36% degli intervistati ha ammesso di aver avuto problemi psicologici negli ultimi due anni. I fattori più dannosi citati sono il lavoro e i problemi finanziari. Allarma soprattutto la situazione dei giovani: il 18% della fascia 18-24 anni possiede una diagnosi conclamata.
Il boom del consumo di farmaci antidepressivi
Le statistiche sui trattamenti farmacologici descrivono uno scenario clinico altrettanto critico. Tra il 2013 e il 2023, il consumo di antidepressivi nei Paesi OCSE è cresciuto di oltre il 40%. Anche in questo ambito specifico, il territorio lusitano segna purtroppo il record negativo nell’Unione Europea.
Oggi si registrano 152 dosi giornaliere ogni mille abitanti, in netto aumento rispetto alle 87 dosi del 2013. Per comprendere la gravità del fenomeno, basta guardare la media di 18 Paesi europei. Questa si ferma a 75,3 dosi giornaliere per mille abitanti. Nel 2020, questi medicinali hanno rappresentato il 4% di tutte le vendite farmaceutiche nazionali. Si tratta di un giro d’affari pari a 108 milioni di euro, la quota proporzionale più elevata in ambito comunitario.
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