Durante le ferie natalizie, una grande parte della comunità italiana expat sceglie di rientrare in Italia per riunirsi con la propria famiglia e/o i propri amici e trascorrere questo tempo nella propria terra. Sono la dottoressa Federica Caso e oggi vi voglio parlare dello stress da rientro, quello che noi psicologi chiamiamo post vacation blues.
Ritornare nel proprio ambiente familiare e amicale, ritornare a parlare quotidianamente nella propria lingua, rivedere i luoghi dove si è cresciuti, rivivere le tradizioni e i rituali legati alla propria comunità d’origine è un’esperienza molto intensa, molto ricca: tutto il nostro corpo, la nostra mente e le nostre emozioni sono “toccati” da tutto questo.
Quando si trascorre del tempo nella propria terra, sembra proprio di “fare il pieno”. Ci nutriamo e ci riempiamo letteralmente di sapori, odori, esperienze, gesti e abitudini ritrovate. Un qualcosa che suona di familiare, che caratterizza quei posti, quelle dinamiche, quelle relazioni e quelle persone nelle loro luci e ombre.
Ri-partire con lo stress da rientro
Ecco che poi arriva il momento di ritornare nel paese di espatrio, ed ecco che ci sorprendono emozioni contrastanti, insistenti, forti, non facili da digerire. Da una parte sentiamo il sollievo di rientrare nella nostra nuova casa e nelle nostre dinamiche personali, intime, dove il nostro spazio individuale è meglio definito. Dall’altra sentiamo un senso di vuoto, assenza, malinconia, spossatezza e solitudine.
Che farcene di questi vissuti
Sono tante le persone che “ci hanno fatto il callo” e, dopo anni di esperienza nell’andare e nel venire, hanno sviluppato delle loro strategie per gestire queste emozioni contrastanti legate ai momenti di passaggio, all’andare, al rientrare, al tornare, al ripartire.
C’è chi dopo gli stessi anni di esperienza, non ci ha fatto per niente il callo e continua a sentire tanto l’intensità emotiva legata a questi movimenti. Altri che si anestetizzano o si riempiono di impegni per non sentire proprio nulla. Ci sono persone così evitanti che non salutano nessuno prima di andar via. Infine chi condivide il proprio sentire pur non traendone beneficio; e infine chi condividendo il proprio sentire e ne trae beneficio.
Qualsiasi di questa persona senti di essere, questo articolo serve per dirti che, qui ed ora, vai bene così come sei e va bene quello che stai sentendo, ma che al tempo stesso quello che insieme possiamo fare è provare a dare un senso alle emozioni che stai provando.
Vincere la malinconia di gennaio e il senso di vuoto
Di conseguenza, lascerò qui di seguito alcuni spunti che possono aiutarci a comprendere perché dopo le festività, ed in particolare noi expat, viviamo con maggiore intensità momenti di stress emotivo.
- January blues: traducibile in italiano come “malinconia di gennaio”. È parecchio comune in questo mese, caratterizzato da tante ore di buio, dal freddo e spesso da tempo avverso allo svolgimento di attività all’aperto, sentire un umore più deflesso ed un’energia più bassa.
- January blues 2.0: gennaio, inoltre, è il mese che caratterizza l’inizio del nuovo anno, per cui più o meno consapevolmente è possibile che stiamo sentendo la pressione del dover dar conto a noi stessi o agli altri riguardo una serie di promesse fatte, idee di cambiamenti o buoni propositi da rispettare.
- Post vacation blues: dopo un tempo trascorso in ferie, è normale che si senta il peso del ritorno alla “solita” routine: lavoro, obblighi, compiti, poco spazio per il piacere. Questa fase di down caratterizza spesso anche il periodo che segue le vacanze estive.
- Stress da rientro: per un expat, non è sempre semplice attraversare le emozioni legate al rientro. La cosa più complessa è far fronte al contrasto repentino tra le due esperienze in termini bio-psico-sociali (cambio di lingua, di routine, abitudini, cibo, luoghi, temperature, tipologie e intensità delle interazioni, relazioni, contesti, distacco e separazione dai propri cari).
I consigli dell’esperto sul post vacation blues
Questi concetti che ho elencato devono essere visti non come delle etichette che dobbiamo attaccare su noi stessi e sui nostri vissuti; vogliono essere piuttosto delle spiegazioni sintetiche che possono orientarci nel comprendere e nel dare un senso alla nostra esperienza personale. Ricordiamoci che questi concetti possono spiegare ovviamente solo una parte dei nostri vissuti: tutto quello che è specifico del nostro modo di essere, della nostra vita e del nostro momento di vita non potrà mai ridursi ad una di queste etichette. Usiamole solo come spunti ed orientamento.
L’invito di oggi è quello di darsi il permesso pieno di prendersi un tempo per ri-adattarsi, dare un senso a quello che stiamo provando, non giudicarci deboli o fragili semplicemente perché stiamo sentendo un range specifico di emozioni.
Infine, chiediamo aiuto se ne sentiamo la necessità. È opportuno rivolgersi ad un professionista quando notiamo che le emozioni che stiamo sentendo hanno un’intensità tale che ci impediscono di svolgere le nostre attività quotidiane con presenza e serenità. Ma soprattutto se compaiono segnali come difficoltà del sonno, umore eccessivamente deflesso, somatizzazioni, pensieri intrusivi e sintomi di altro tipo.
Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com
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