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Portogallo in Fiamme: Viaggio tra le Cause di una Tragedia Annunciata Ogni Estate

L'estate in Portogallo è sinonimo di sole, spiagge e turismo. Ma per chi vive qui tutto l'anno, l'arrivo del caldo porta con sé un'ombra ricorrente e devastante: il fumo degli incendi boschivi. Una piaga che, puntualmente, divora ettari di verde, minaccia abitazioni e mette a dura prova l'intero paese.

Marco Prati by Marco Prati
08/08/2025
in Redazione
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Tre persone sono sedute di spalle osservando alcuni incendi nelle foreste in Portogallo, discutendo sulle probabili cause. Sullo sfondo si vede una fitta coltre di fumo invadere delle montagne.

Foto: DR

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La memoria collettiva non può che correre alla terrificante estate del 2017 e alla tragedia di Pedrógão Grande, dove un singolo, apocalittico incendio causò la morte di oltre 60 persone, lasciando una cicatrice indelebile nel cuore del Portogallo. Quell’evento fu un brutale campanello d’allarme, ma anni dopo, la domanda rimane la stessa: perché il Portogallo continua a bruciare?

La risposta non è semplice né riconducibile a un singolo fattore, come la caccia al “piromane” spesso suggerisce. Si tratta, piuttosto, di una complessa rete di cause strutturali, ambientali, sociali ed economiche. Analizziamo insieme i punti cruciali e le probabili cause che alimentano questo dramma annuale degli incendi in Portogallo.

1. Un Territorio Fragile e Abbandonato

Come spesso raccontiamo su “Leggo Algarve”, alla base di tutto c’è un territorio che sta cambiando radicalmente. Il cambiamento climatico non è più un concetto astratto: sta accelerando la desertificazione, con inverni sempre più secchi e stagioni imprevedibili. Oltre il 30% del paese è già classificato come semi-arido. A questo si aggiunge uno spopolamento inarrestabile delle aree interne. I giovani e le forze produttive si sono spostati verso le coste o all’estero, lasciando dietro di sé borghi fantasma e un’enorme porzione di territorio senza più nessuno che se ne prenda cura. Di conseguenza, l’agricoltura, la pastorizia e la silvicoltura di sussistenza, che per secoli avevano garantito la pulizia e la manutenzione del paesaggio, sono quasi scomparse.

2. La Gestione del Patrimonio Boschivo: Un Puzzle Incompiuto

Il governo ha promosso un catasto rurale, un passo importante per sapere “chi possiede cosa”. Ma la realtà è che la maggior parte di queste piccole proprietà forestali non ha valore di mercato. I terreni vengono abbandonati, non gestiti, e quando bruciano, l’indifferenza regna sovrana. La foresta portoghese è un mosaico complesso: da un lato le grandi monocolture di eucalipto per l’industria della carta e le sugherete (montados); dall’altro un’immensa area, un tempo dominata dai pini, oggi frammentata in micro-proprietà abbandonate. A complicare il quadro ci sarebbero i baldios, terreni comunitari spesso mal gestiti e al centro di interessi opachi, su cui nessuno sembra voler intervenire.

3. Un’Economia Forestale Debole e le Colpe della Politica

Si parla tanto di economia forestale, ma la verità è che gran parte del territorio che brucia è semplice macchia mediterranea (mato), senza alcun valore economico diretto. Per il legno che invece ha un mercato, come l’eucalipto o il pino, il prezzo è dettato da un pugno di grandi aziende, che bisognerebbe chiedersi che cosa fanno per incoraggiare i piccoli proprietari ad investire nella pulizia e nella gestione.

Questo disastro è accompagnato da un palese disinteresse istituzionale e sociale. Il Ministero dell’Agricoltura è perennemente relegato in fondo alle gerarchie governative, come se il cibo non fosse una priorità. Il Portogallo ha un’organizzazione pubblica arcaica, incapace di dialogare con il territorio, e leggi forestali che, pur avendo speso miliardi di euro di fondi europei, non hanno sortito effetti duraturi. È emblematico che parchi naturali, aree protette e soggette a mille vincoli “paesaggistici”, brucino con la stessa regolarità delle altre zone.

4. Superare il Mito del Piromane e Ripartire dai Comuni

È comodo e mediaticamente efficace dare la colpa al piromane. Ma i dati ufficiali della GNR parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli incendi nasce da negligenza, pratiche agricole obsolete e disattenzione. Certo, un folle può appiccare un fuoco, ma un “grande incendio” si verifica solo se c’è combustibile da bruciare. E il Portogallo, oggi, è un’immensa polveriera.

Infine, la recente tendenza a ridurre il ruolo e le responsabilità dei comuni nella gestione delle aree rurali è un errore fatale. Nessun piano nazionale di difesa delle foreste potrà mai avere successo se i sindaci e le comunità locali non saranno messi in condizione, con risorse e competenze, di tornare a essere i primi custodi del proprio territorio.

La lotta agli incendi in Portogallo non si vince solo con più canadair e vigili del fuoco, ma raccontando i fatti analizzando le cause e studiando una strategia a lungo termine che affronti lo spopolamento, dia valore alla terra, riformi l’amministrazione e restituisca potere e responsabilità a chi, quel territorio, lo vive ogni giorno.


Articolo a cura della redazione di Leggo Algarve

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