Vivere con il solo salario minimo è diventato sempre più difficile in gran parte dell’Unione Europea, ma il Portogallo si conferma tra i paesi in cui questa sfida è più dura. Lo rivela un recente studio condotto dalla Gisma University of Applied Sciences, che ha analizzato il rapporto tra salario minimo netto e costo medio della vita nei 26 paesi europei in cui esiste una retribuzione minima nazionale. Il risultato è allarmante: in 25 paesi su 26, il salario minimo non è sufficiente nemmeno per coprire le spese di base di un singolo adulto. Il Portogallo si distingue in negativo, posizionandosi tra i cinque paesi più problematici per chi guadagna lo stipendio minimo legale.
Quanto costa vivere in Portogallo con il salario minimo?
Nel dettaglio, lo studio mostra che un adulto single in Portogallo ha bisogno di almeno 1.620 euro al mese per coprire affitto e spese essenziali. Mentre il salario minimo netto si ferma a circa 903 euro. Questo genera un deficit mensile di 717 euro. Stiamo parlando di una cifra che rende evidente quanto sia difficile, se non impossibile, vivere autonomamente con un reddito minimo nel Paese. Le cose peggiorano ulteriormente se si considera una famiglia di quattro persone. Ecco in questo caso, il divario tra entrate e spese mensili medie raggiunge i 1.339 euro, ponendo il Portogallo tra i tre peggiori paesi dell’Unione, insieme a Grecia e Malta. L’affitto di un appartamento con una sola camera da letto, secondo i dati raccolti dalla Gisma, costa in media 934,92 euro. Come spesso Leggo Algarve ha scritto, questo corrisponde quasi l’intero stipendio netto minimo mensile.
I paesi più virtuosi in Europa
All’estremo opposto della classifica troviamo il Belgio, l’unico paese in cui il salario minimo è sufficiente per coprire le spese mensili di un singolo adulto, compreso l’affitto. Anche i paesi del Nord Europa, come Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, pur non avendo salari minimi imposti per legge in tutti i casi, mostrano un surplus notevole tra redditi medi e spese di base, garantendo ai lavoratori condizioni di vita molto più sostenibili. In Danimarca, ad esempio, si registra un surplus di oltre 2.200 euro per una famiglia, grazie a stipendi medi più elevati e a politiche sociali più efficaci.
Questo studio mette in luce una realtà spesso sottovalutata. Nella maggior parte dei casi il salario minimo non basta per vivere in modo dignitoso, questo oltre al Portogallo. Anche in molti dei paesi europei. Nella sua dichiarazione il rettore della Gisma, Ramon O’Callaghan ha specificato: “Il problema non è solo economico, ma riguarda anche l’equità sociale. Ovvero l’accesso alle opportunità e la possibilità per i giovani di costruirsi un futuro indipendente.” L’analisi si è basata su dati ufficiali forniti da Eurostat, dall’OCSE e dagli istituti nazionali di statistica, considerando il reddito netto derivante da un impiego full-time di 40 ore settimanali.
Il Portogallo tra i peggiori paesi UE per chi percepisce il salario minimo
Il caso portoghese è emblematico di una contraddizione che colpisce sempre più famiglie e giovani lavoratori. Infatti pur avendo un’occupazione regolare, spesso non si riesce ad arrivare alla fine del mese. Questo pone seri interrogativi sulla sostenibilità del modello attuale e sulla necessità di riforme strutturali nel mercato del lavoro, nella politica abitativa e nei meccanismi di protezione sociale. Per la comunità italiana residente in Portogallo – molti dei quali impegnati in settori del custom service, turistici o in attività autonome – questi dati rappresentano un monito importante sulla reale capacità del paese di garantire un tenore di vita dignitoso. Soprattutto in contesti urbani ad alto costo come Lisbona, Porto e non da meni in Algarve.
Vedi il servizio di Leggo Algarve sullo studio descritto nell’articolo
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