Gli incendi che hanno recentemente devastato la catena montuosa centrale del Portogallo, tra cui le aree di Lousã, Açor, Estrela e Gardunha, potrebbero aver causato la morte di migliaia di animali selvatici, nella fattispecie circa 400 ungulati. Non solo danni a vegetazione, case e aziende. Anche trappole infuocate. Un rapporto preliminare dell’Università di Aveiro, a cui l’agenzia di stampa Lusa ha avuto accesso, stima che, al massimo, 120 cervi, 150 caprioli e 140 cinghiali non ce l’abbiano fatta. Queste cifre, per quanto provvisorie, sono considerate “molto rilevanti per il futuro delle popolazioni di ungulati in questo territorio”, secondo il coordinatore del Dipartimento di Biologia e del Centro Studi Ambientali e Marini dell’università, il biologo Carlos Fonseca.
Oltre a quelli morti, quasi trecento animali selvatici, potrebbero essere rimasti feriti negli incendi che hanno devastato il centro nord del Portogallo. Feriti a causa di ustioni o urti, con i cervi che sembrano essere la specie più colpita. Il rapporto si basa su un attento lavoro sul campo e sul monitoraggio post-incendio, focalizzato sulle aree colpite nei distretti di Coimbra e Castelo Branco.

Una speranza per gli animali selvatici
Nonostante la tragedia, c’è un barlume di speranza. Le popolazioni di ungulati, reintrodotte nella Serra da Lousã circa 30 anni fa, hanno dimostrato di essere specie molto resilienti. Il biologo Carlos Fonseca si è detto fiducioso che il loro recupero sarà una realtà a breve termine. La loro presenza, ha sottolineato, è cruciale per la “valorizzazione economica, sociale ed ecologica” di questa vasta regione.
In alcune aree, le caratteristiche degli incendi, del terreno e della copertura vegetale hanno permesso a molti animali di individuare in tempo il pericolo e di mettersi in salvo. Questo a differenza dei devastanti incendi del 2017, che avevano causato una mortalità ben più elevata. In particolare, nella Serra da Lousã sono rimaste diverse “isole” di foresta intatta che stanno ora fungendo da rifugio essenziale per la fauna locale.
Oltre gli ungulati si studia l’impatto degli incendi su altre specie animali
L’analisi non si è limitata agli ungulati. I ricercatori hanno purtroppo trovato anche carcasse di uccelli, carnivori e altri mammiferi, a testimonianza dell’impatto diffuso di questi eventi su tutto l’ecosistema. Mentre la natura cerca di guarire le sue ferite, le stime attuali indicano che la fauna locale ha subito un duro colpo, ma la sua resistenza offre una prospettiva positiva per la ripresa a lungo termine.
Gli incendi in Portogallo: un bilancio provvisorio
Gli incendi recenti hanno quindi lasciato un segno indelebile in Portogallo, anche con l’accertata morte di circa 400 animali selvatici della famiglia degli ungulati. L’incendio divampato il 13 ottobre a Piódão, nella Serra do Açor, ha consumato circa 11.800 ettari nel comune di Arganil, quasi il 40% della sua superficie totale. L’evento ha coinvolto anche altri comuni, come Pampilhosa da Serra e Oliveira do Hospital nel distretto di Coimbra, e Seia, Castelo Branco, Fundão e Covilhã.
Ancora più esteso è stato un altro focolaio, che secondo il rapporto provvisorio dell’Istituto per la conservazione della natura e delle foreste (ICNF), ha consumato 64.000 ettari, la più vasta area mai bruciata in Portogallo. Un altro grave incendio ha colpito il comune di Lousã, propagandosi a Góis e consumando 3.500 ettari nella Serra da Lousã.
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