Il Portogallo continua a registrare tassi di nuove diagnosi di HIV e AIDS superiori alla media europea. Secondo l’ultimo rapporto della Direção-Geral da Saúde (DGS), a cui Leggo Algarve ha avuto accesso, solo nel 2023 sono stati diagnosticati 873 nuovi casi di HIV nel Paese, un aumento rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono 127 nuovi casi di AIDS e 111 decessi correlati all’infezione. Nonostante i progressi degli ultimi anni, la realtà rimane allarmante: più della metà delle diagnosi avviene in fase tardiva, con conseguenze pesanti sulla salute dei pazienti e sul contenimento della trasmissione del virus
Giovani sotto i 30: la fascia più colpita dall’HIV in Portogallo
L’età media delle persone a cui viene diagnosticato l’HIV in Portogallo è di 36 anni. Di queste circa un terzo ha meno di 30 anni. Tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (HSH), l’età media scende a 31 anni, questo perché oltre la metà degli infetti sono i giovani sotto i 30. Invece, in generale, il gruppo più a rischio è quello tra i 25 e i 29 anni, con un’incidenza di 31,2 casi ogni 100.000 abitanti.
L’incidenza è in forte aumento. Questo è un dato nettamente superiore alla media europea e che conferma la necessità di intensificare campagne di prevenzione mirate ai giovani adulti. Dal report emerge che le fasce di età più a rischio sono invece i giovanissimi, diciamo fino ai 25 anni, e i maturi, tra i 50 e i 65 anni. Senza distinzione tra uomini e donne, si può purtroppo affermare che la maggior parte dei giovanissimi e degli over, non sanno neppure come si indossa un preservativo.
Prevalenza maschile e modalità di trasmissione
Il virus colpisce in larga maggioranza gli uomini: quasi tre casi maschili ogni donna. Nel 2023, il 71,7% dei nuovi infetti erano uomini, il 27,9% donne e lo 0,3% persone trans. Il contagio avviene soprattutto attraverso rapporti sessuali (96,1% dei casi). Tra gli uomini, sei su dieci si infettano con rapporti omosessuali, mentre tra le donne la trasmissione è quasi esclusivamente eterosessuale.
Un fenomeno globale, ma con radici locali
Più della metà dei nuovi casi riguarda persone nate all’estero (53,1%), soprattutto provenienti dall’America Latina e dall’Africa sub-sahariana. Tuttavia, nel 70,9% dei casi documentati, l’infezione è stata contratta in Portogallo stesso. Questo dato smonta il mito di un fenomeno “importato” e dimostra come il contagio avvenga prevalentemente sul territorio nazionale, con Lisbona e la sua area metropolitana che da sole concentrano quasi il 50% dei nuovi casi. Anche perché si è diffusa l’errata convinzione che l’Hiv sia curabile. Non è così. Ci sono terapie ottime, e molto costose, che hanno allungato l’aspettativa di vita di parecchi anni. Si può arrivare a viremia zero, si può anche annullare la possibilità di trasmissione, ma il virus non si può eradicare.
Diagnosi tardive: un problema irrisolto
Un aspetto particolarmente critico è la tardiva individuazione del virus. Nel 2023, oltre la metà delle persone risultate positive all’HIV in Portogallo (54,1%) ha ricevuto la diagnosi quando l’infezione era già in fase avanzata. Il problema è più frequente negli ultracinquantenni e negli uomini eterosessuali, con percentuali di diagnosi tardiva che sfiorano il 70%. Questo significa che molti pazienti scoprono di essere sieropositivi solo quando il sistema immunitario è già gravemente compromesso, riducendo l’efficacia delle terapie e aumentando il rischio di trasmissione.
Quattro decenni di HIV in Portogallo
Dal 1983 al 2023 sono 68.627 casi di HIV e 23.955 casi di AIDS notificati in Portogallo. Se si considerano solo i casi diagnosticati nel Paese, i numeri scendono a 64.928 e 23.703. Negli ultimi dieci anni, però, la tendenza è stata in calo: dal 2014 al 2023 si registra una riduzione del 36% dei nuovi casi di HIV e del 66% dei nuovi casi di AIDS. Un miglioramento significativo, ma ancora insufficiente a riportare il Portogallo ai livelli medi europei.
Prevenzione: preservativi, test e PrEP
Sul fronte della prevenzione, i numeri raccontano di un impegno crescente: distribuendo gratuitamente nel 2023 circa 7 milioni di preservativi e 1,9 milioni di confezioni di lubrificante. Il Programma Scambio Siringhe (PTS), che ha compiuto 30 anni, ha superato i 64 milioni di unità distribuite. La profilassi pre-esposizione (PrEP), farmaco in grado di prevenire l’infezione, è stata assunta da circa 6.900 persone nel 2023, soprattutto uomini con rapporti sessuali con altri uomini. Una cifra ancora lontana dalle stime degli esperti, che indicano la necessità di almeno 17.000 utilizzatori per contenere l’epidemia. Parallelamente, sono stati effettuati 89.000 test rapidi per HIV, oltre a 390.000 test prescritti nei centri di assistenza primaria e più di 12.000 kit di autotest venduti in farmacia negli ultimi tre anni.
La PrEP funziona: ha addirittura un 3% in più di garanzia statistica rispetto al preservativo, che però protegge da tutte le altre malattie a trasmissione sessuale tranne Hpv, il papilloma e la sifilide. Con la PrEP che protegge solo contro l’Hiv, però, si subisce un bombardamento farmacologico. I virologi sono unanimi nell’affermare che la prima cura è la prevenzione. Basandola sull’informazione.
Stigma e carenze del sistema sanitario
Un altro fronte aperto riguarda lo stigma e le difficoltà di accesso alle cure. Secondo uno studio del 2023, solo il 34% degli operatori sanitari in Portogallo ha una conoscenza approfondita dell’HIV, mentre il 31% manifesta atteggiamenti discriminatori. A questo si aggiunge la lentezza nell’implementazione delle strategie di prevenzione: molte farmacie ospedaliere non sono ancora attrezzate per la distribuzione degli antiretrovirali e i tempi di attesa per la PrEP possono superare l’anno in diversi ospedali.
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