“L’unica cosa peggiore dell’essere criticati è non esserlo.” Oscar Wilde non avrebbe dubbi nel ritenere che la campagna pubblicitaria con cui il partito di estrema destra Chega ha scelto di attirare l’attenzione ne sia un esempio lampante. I cartelloni, comparsi durante il fine settimana in diverse città del Portogallo, ritraggono il leader André Ventura accanto alla scritta “Questo non è il Bangladesh”, e hanno subito scatenato una valanga di polemiche. L’Ambasciata del Bangladesh a Lisbona, non l’ha presa bene ed ha annunciato di voler chiedere “spiegazioni alle autorità competenti” sui nuovi manifesti diffusi dal partito Chega, ritenuti offensivi e discriminatori, generando polemica da parte della comunità bengalese residente in Portogallo.
La campagna, promossa dallo stesso Ventura e dai dirigenti del suo partito, tra l’altro presente anche sui social media, ha rapidamente sollevato polemiche e reazioni indignate. Diversi cittadini bengalesi residenti in Portogallo hanno presentato segnalazioni e denunce presso la rappresentanza diplomatica del loro Paese, denunciando un messaggio discriminatorio e offensivo.
Reazioni ufficiali dell’ambasciata del Bangladesh e l’appello alla calma dopo le polemiche sui manifesti di Chega
In un comunicato pubblicato sui propri canali social, l’Ambasciata del Bangladesh ha confermato di essere “in contatto con le autorità competenti” per chiarire la vicenda, invitando al contempo i propri cittadini “a rimanere calmi, composti e pacifici”.
La presa di posizione diplomatica segue un’ondata di indignazione all’interno della comunità bengalese, che ha espresso “rabbia” e “delusione” per quella che viene percepita come una provocazione a sfondo razzista.
Il Ministero degli Affari Esteri portoghese non ha fornito, al momento della pubblicazione, alcuna risposta ufficiale in merito alle richieste dell’ambasciata.
Dalla canzone virale al manifesto politico
L’espressione “Questo non è il Bangladesh” non è nuova: era già apparsa a settembre in una canzone diffusa sui social media da simpatizzanti di Chega. Il brano, dal contenuto esplicitamente anti-immigrazione, era accompagnato da un video realizzato con l’intelligenza artificiale in cui apparivano versioni digitali di André Ventura e dei deputati Pedro Pinto e Rita Matias. La canzone era stata condivisa dagli stessi esponenti del partito, contribuendo alla sua diffusione virale tra i sostenitori della destra populista.
Ora, la stessa frase è divenuta il fulcro di una campagna politica che ha oltrepassato i confini nazionali: diversi media del Bangladesh, tra cui Jamuna TV, hanno ripreso la notizia definendo André Ventura “un leader razzista” e denunciando la “presa in giro” della comunità bengalese residente in Portogallo.
Una comunità numerosa e radicata in Portogallo
Leggo Algarve ha analizzato il Rapporto 2024 su migrazione e asilo. I cittadini del Bangladesh rappresentano la settima comunità straniera più numerosa in Portogallo. Su un totale di 1.543.697 stranieri residenti, 55.199 provengono dal Bangladesh, dopo le comunità brasiliana, indiana, angolana, ucraina, capoverdiana e nepalese.
La presenza bengalese nel Paese ha radici di oltre trent’anni e si estende ormai a tutto il territorio, con una popolazione giovane e numerose famiglie già stabilmente integrate. Più di 30.000 cittadini bengalesi hanno ottenuto la cittadinanza portoghese, segno di un radicamento profondo nel tessuto sociale e lavorativo del Paese.
Nuove polemiche: Chega nel mirino anche per i manifesti sui gitani
Os ciganos têm de cumprir a lei!! Como todos os portugueses! Sem excepções! Chega de privilégios pagos pelos que trabalham!#osportuguesesprimeiro#andreventurapresidente pic.twitter.com/RkbWwmcP2G
— RUI PAULO SOUSA (@rpdsousa) October 26, 2025
Non solo il Bangladesh. Nelle stesse ore, Chega è al centro di un’altra controversia legata a un secondo manifesto, questa volta indirizzato alla comunità rom. Il cartellone recita “I gitani devono rispettare la legge”. Ritenuto discriminatorio e offensivo ha spinto otto associazioni gitane a presentare una denuncia alla Procura della Repubblica.
Il vicepresidente dell’associazione Letras Nómadas ha dichiarato che, secondo il costituzionalista Vitalino Canas, vi sarebbero elementi che potrebbero configurare un reato di discriminazione. Le associazioni stanno raccogliendo prove e valutando l’adozione di misure cautelari per chiedere la rimozione dei manifesti. Le campagne pubblicitarie di Chega, spesso basate su slogan provocatori, continuano ad alimentare il dibattito pubblico portoghese su immigrazione e integrazione. Anche in questo caso, ecco arrivare prontamente le polemiche, sia dalla comunità del Bangladesh che da quella portoghese dei Gitani. Il tutto legato ai recenti manifesti con cui Chega ha tappezzato diverse città in Portogallo.
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