L’istruzione, da sempre considerata il principale motore di mobilità sociale, in Portogallo sembra aver perso parte della sua forza propulsiva. Nonostante un aumento generale del numero di laureati, un recente rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), “Education at a Glance 2025”, lancia un allarme preoccupante: il divario nell’accesso all’istruzione in Portogallo tra studenti ricchi e poveri si sta allargando. Un dato che non solo evidenzia una profonda ingiustizia sociale, ma che rischia di compromettere lo sviluppo futuro del Paese.
L’allarme dell’OCSE sull’accesso all’istruzione in Portogallo
La Segretaria di Stato per l’Istruzione Superiore, Cláudia Sarrico, commentando i dati, ha sottolineato come il progresso degli ultimi anni sia stato “disomogeneo”. Se nel 2008 solo l’1% della popolazione a basso reddito possedeva un titolo di studio superiore rispetto al 15% del resto della popolazione, oggi le percentuali sono salite rispettivamente all’11% e al 33%. Un progresso notevole in termini assoluti, che però nasconde un ampliamento della forbice sociale. La distanza tra i due gruppi è passata da 14 a 22 punti percentuali. Questo a dimostrazione che a beneficiare della crescita del sistema educativo sono state soprattutto le famiglie con maggiori risorse economiche.
Il peso delle origini familiari
Il rapporto OCSE mette in luce un altro aspetto critico: la persistenza delle disuguaglianze educative di generazione in generazione. In Portogallo, il 73% dei giovani tra i 25 e i 34 anni con almeno un genitore laureato consegue a sua volta una laurea. Questa percentuale crolla drasticamente al 23% per coloro i cui genitori non hanno completato la scuola superiore. Si tratta di un divario di 50 punti percentuali, superiore alla media OCSE di 44 punti.
A conferma di come il background familiare sia ancora un fattore determinante per il successo accademico dei figli. Questi dati collocano il Portogallo tra i pochi Paesi OCSE in cui il livello di istruzione più diffuso tra la popolazione adulta è inferiore alla scuola secondaria. Sebbene la percentuale di giovani adulti con una laurea triennale sia cresciuta dal 38% al 43% tra il 2019 e il 2024. Oggi l’obiettivo del governo di raggiungere il 50% entro il 2030 appare ambizioso se non verranno intraprese azioni concrete per favorire un accesso all’istruzione in Portogallo più equo.
Le misure del governo e le sfide future
Consapevole della situazione, il governo portoghese, per bocca della Segretaria Sarrico, ha annunciato una serie di misure per invertire la rotta. Tra queste, spiccano il potenziamento dei corsi professionali tecnici superiori (TeSP), percorsi biennali post-diploma con tirocini integrati, e una riforma del sistema di borse di studio. Attualmente, tre studenti borsisti su quattro ricevono l’importo minimo, pari a soli 872 euro annui. Ma come si può ben immaginare è una cifra spesso insufficiente a coprire i costi reali della vita universitaria. Un’altra area di intervento cruciale sarà l’educazione degli adulti.
A pesare sul futuro del Portogallo non è solo la difficoltà di accesso agli studi per i più giovani, ma anche un profondo ritardo formativo della popolazione adulta. Nonostante i notevoli progressi degli ultimi decenni, i dati OCSE sono impietosi: il 38% dei portoghesi tra i 25 e i 64 anni ha come titolo di studio più elevato la licenza elementare. Si tratta di una percentuale doppia rispetto alla media dei Paesi sviluppati (19%) e che posiziona il Portogallo in fondo alla classifica, con solo tre nazioni a registrare dati peggiori (Costa Rica, Messico e Turchia).
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