Quale sarà il destino dei lavoratori in un’epoca di automazione crescente? L’avanzata dell’intelligenza artificiale (IA) e della digitalizzazione incombe sul mercato del lavoro, con un impatto potenzialmente distruttivo su molte professioni. In Portogallo, uno studio ha rivelato che quasi il 30% dei lavoratori si trova nelle categorie più vulnerabili, caratterizzate da elevato rischio di sostituzione tecnologica.
Questa analisi, condotta da un team di ricercatori dell’Instituto Superior Técnico (IST), ha analizzato approfonditamente le dinamiche del mercato lavorativo nazionale, identificando sia le professioni più esposte agli effetti delle tecnologie emergenti, sia quelle meno coinvolte. Lo studio, basato sui dati raccolti nel 2021 su 3,2 milioni di lavoratori in Portogallo, si concentra su 120 tipologie professionali, individuando i lavori classificabili come “a rischio” o “in mutazione”. Questo a seconda del grado di esposizione all’automazione.
Luci e ombre del mercato del lavoro
Tra i risultati emersi, una percentuale significativa, il 35,7% dei lavoratori, svolge professioni considerate poco esposte ai drastici effetti dell’automazione. Questo gruppo include mestieri tradizionali che rimangono “protetti” grazie al loro elevato contenuto umano: insegnanti, maestri d’asilo, tecnici sportivi o addetti alle pulizie. Tuttavia, sebbene queste attività sembrino meno soggette al rischio tecnologico, non possono sfruttare appieno i vantaggi in termini di produttività e innovazione portati dall’IA.
Di contro, c’è un aspetto preoccupante: il 28,8% delle professioni svolte dai lavoratori portoghesi si trova in una categoria definita di “serio rischio di estinzione“, con quindi un’alta esposizione agli effetti distruttivi della digitalizzazione. Questo raggruppamento include settori caratterizzati da basse qualifiche e salari modesti, quali camerieri, baristi, cuochi e operatori su macchinari mobili. Queste professioni sono ritenute particolarmente fragili nel contesto del cambiamento tecnologico e meritano attenzione prioritaria in termini di protezione sociale e strategie di riqualificazione dei lavoratori.
Prospettive positive per le professioni in crescita
Nonostante le preoccupazioni, c’è anche spazio per l’ottimismo. Le cosiddette “professioni in ascesa” – come insegnanti di scuola elementare, specialisti di marketing, finanza o contabilità – rappresentano il 22,5% della forza lavoro portoghese. Questo insieme di impieghi, caratterizzati da alte qualifiche, ha maggiori possibilità di beneficiare degli effetti trasformativi dell’automazione e della digitalizzazione, e la percentuale potrebbe crescere nei prossimi anni. Per massimizzare queste opportunità, i ricercatori sottolineano l’importanza di implementare politiche pubbliche mirate a far evolvere il tessuto imprenditoriale. È necessario quindi spingere per una maggiore adozione di innovazioni tecnologiche.
L’urgenza del cambiamento
Uno dei principali ostacoli al progresso nelle “professioni in ascesa” è la configurazione del tessuto imprenditoriale nazionale. Infatti ancora oggi è dominata da piccole e medie imprese che faticano ad adottare tecnologie avanzate. La mancanza di leader qualificati all’interno di queste organizzazioni complica ulteriormente il miglioramento tecnologico. A tal fine, suggeriscono i ricercatori, è necessario definire piani strategici che favoriscano un uso responsabile e consapevole dell’IA nelle aziende.
Tra le categorie identificate dallo studio, il 12,9% delle professioni si colloca nel “campo delle macchine”, una zona ibrida in cui l’automazione gioca un ruolo ambivalente. Ovvero se da un lato minaccia tali mestieri, dall’altro potrebbe offrirne una trasformazione grazie alla complementarietà tra uomo e macchina.
Un futuro in evoluzione per i lavoratori a rischio in Portogallo
Sebbene l’effetto reale degli sviluppi tecnologici sul mercato del lavoro resti difficile da prevedere, data anche l’incertezza legata all’effettiva adozione delle nuove tecnologie, lo studio recente evidenzia il rischio che corre una larga parte dei lavoratori in Portogallo – compresa quella legata a professioni in declino, rappresentanti il 64,5% del mercato – potrebbe non essere ancora pronta a cogliere i benefici derivanti dall’integrazione tra intelligenza artificiale e lavoro umano. Gli esperti dell’IST, sottolineano la necessità di interventi mirati per favorire il progresso in questo settore, aprendo la strada a un futuro più bilanciato tra innovazione e occupazione.
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