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Home Salute Oltre il Confine - Rubrica di Psicologia

Vacanze da expat: andare in Italia è un obbligo?

Dietro questa scelta si nascondono riflessioni profonde su appartenenza, doveri familiari, desideri personali e bisogno di riposo autentico.

Federica Caso by Federica Caso
07/08/2025
in Oltre il Confine - Rubrica di Psicologia
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Un uomo di spalle coi piedi immersi nel mare e nulla all'orizzonte a simboleggiare il pensiero dell andare in patria durante le vacanze.

Foto: Vija Rindo Pratama - Grafica speedysocial.pt

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L’estate è quella stagione dell’anno nel corso della quale, in diversi settori lavorativi, ci si concede un periodo di pausa dalle attività e si pianificano delle vacanze. Diversamente da chi vive nella propria patria, per gli expat – in particolare studenti e lavoratori – pianificare le vacanze può diventare un tema molto complesso, soprattutto quando si tratta di decidere se andare o meno nel proprio paese d’origine. Vedremo insieme a breve perché.

Quando le vacanze sono vere vacanze?

In diverse sue opere, Erich Fromm, psicoanalista tedesco, ci porta a riflettere sul significato della parola ‘vacanze’, che deriva dal latino ‘vacare’ ossia: avere un tempo e uno spazio vuoto, vacante.
Le vacanze secondo questa prospettiva, sono rigeneranti dal punto di vista psicologico, quando sono ‘libere’ da obblighi, condizionamenti, impegni, costituendosi come ‘spazio vuoto’ dove è possibile dare ascolto pienamente ai propri bisogni, per soddisfarli.

Chiaramente questa è una condizione ideale, nella realtà le vacanze non sono solo questo, ma l’auspicio, affinché siano realmente rigeneranti, è che siano costituite per la maggiore da un tempo ‘vuoto’ dove si possono di volta in volta assecondare i propri bisogni man mano che emergono.

Pianificazione delle vacanze da expat

Il punto centrale, dal mio punto di vista, risiede nel fatto che, con una certa frequenza per gli expat, il periodo delle ferie, più che essere uno spazio vuoto, libero, diventa uno spazio in cui inserire quasi d’obbligo un rientro in Italia, e tutta una serie di impegni ed attività che non possono essere svolte durante l’anno, e che quindi vengono relegate a quel momento di pausa, che di pausa quindi non lo è più.

Ancor prima di vivermelo, quel tempo è già saturo. Pianificato nel minimo dettaglio: incontri con familiari, parenti, amici, conoscenti etc., alcuni che realmente si desidera re-incontrare, altri non proprio, ma che per tutta una serie di ragioni, ci si sente in ‘obbligo’ di incontrare.

Nelle storie che ho ascoltato in questi anni, non è stato raro udire frasi del tipo: ‘’ho sacrificato le ferie per rientrare Italia’’, ‘’se non rientro mi sento in colpa’’, ‘’sono tornato all’estero più stanco di prima’’.

Bisogna chiedersi se si vuole davvero andare in patria per le proprie vacanze

Ecco, se compaiono parole come ‘sacrificare’, ‘senso di colpa’, ‘stanchezza’, forse dovremmo fermarci e chiederci: questo rientro in Italia voglio davvero farlo adesso? Queste attività che ho pianificato voglio farle o mi sento in obbligo di farle? Sono queste le vacanze di cui ho bisogno?

Il problema dunque non è: è giusto rientrare o non rientrare? Ma ascoltarci, e sentire se rientrare in Italia è quello che vogliamo oppure no. Tanto potrebbe essere che la risposta sia si, tanto potrebbe essere che le risposte siano altre: magari desideriamo trascorrere solo un tempo in Italia, e poi spostarci altrove, magari vogliamo rientrare ma non abbiamo voglia di incontrare tutti tutti ma proprio tutti.
Il punto quindi è provare a interrogarci in maniera più libera ed autentica, su quello che per noi in quel momento è giusto, su quello che vogliamo. 

Lo strumento che vorrei lasciare oggi ai nostri lettori expat, che stanno pianificando le vacanze o che sono già in vacanza, è molto semplice ma estremamente utile, soprattutto quando si tratta di decidere se andare nella propria patria o altrove. Si tratta delle quattro domande legate al ‘ciclo di contattò, principio elaborato da Fritz Perls, Ralph Franklin Hefferline e Paul Goodman.

Rispondendo a queste quattro domande, possiamo portare il focus della nostra attenzione sui nostri bisogni, o quantomeno, possiamo capire in che momento il contatto con i nostri bisogni viene interrotto, e cosa lo sta interrompendo.

Queste quattro domande sono consequenziali, è necessario rispondere a ciascuna per porsi la domanda seguente.

  1. Cosa sento?
  2. Cosa voglio? Di cosa ho bisogno?
  3. Cosa posso fare per realizzarlo?
  4. Come mi sento dopo averlo fatto?

Ecco alcuni esempi:

  • Cosa sento? Stanchezza
  • Cosa voglio? Di cosa ho bisogno? Di riposarmi
  • Cosa posso fare per realizzarlo? Disdire la cena con i miei parenti stasera
  • Come mi sento dopo averlo fatto? In colpa ma riposato.

In questo caso, invece, assistiamo ad un ciclo di contatto completo, dove il proprio bisogno è stato ascoltato, riconosciuto ed assecondato, anche se ha comportato l’apparire di un senso di colpa, sentimento che può essere ulteriormente approfondito in sede di colloquio con uno psicologo.

  • Cosa sento? Mancanza della mia famiglia
  • Cosa voglio? Di cosa ho bisogno? Di rientrare qualche giorno
  • Cosa posso fare per realizzarlo? Dedicare i miei giorni di ferie ad un rientro in Italia
  • Come mi sento dopo averlo fatto? Contento di essere qui a casa

L’invito è quindi quello di non inserire il pilota automatico quando si pianificano le vacanze: è importante fermarsi ad ascoltare le proprie esigenze, cercando soluzioni creative per soddisfarle. Invece di decidere di andare nella propria patria solo per senso del dovere, cerchiamo di farlo quando ne sentiamo davvero il bisogno.

Contatti:
Dottoressa Federica Caso – Psicologa
WhatsApp: +39 3398909135
Email: federica.caso.psicologa@gmail.com

Leggo Algarve – notizie per la comunità italiana in Portogallo © 2025 Todos os direitos reservados –  RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi altri articoli della rubrica di Leggo Algarve “Oltre il Confine” a cura della Dott.ssa Federica Caso

Il senso di colpa per essere distanti: come affrontare l’expat guilt
Tags: Psicologiaresidenti esterosaluteviaggi
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