Un recente studio condotto dalla Fondazione Francisco Manuel dos Santos ha messo in luce un problema sempre più evidente. I media sono colpevoli di contribuire in maniera significativa alla diffusione di stereotipi negativi sugli immigrati, alimentando un clima di xenofobia diffusa in tutto il Portogallo. Presentata a dicembre, l’indagine analizza come la rappresentazione mediatica dell’immigrazione influenzi la percezione della popolazione.
Secondo Rui Costa Lopes, ricercatore presso l’Istituto di Scienze Sociali di Lisbona, alcune scelte giornalistiche amplificano fatti irrilevanti per creare una narrativa distorta. A titolo esemplificativo, egli cita una rissa avvenuta nella comunità del Bangladesh a Lisbona, riportata come notizia principale su diversi telegiornali, nonostante si trattasse di un episodio senza gravi conseguenze. “Se lo stesso incidente fosse accaduto in un altro luogo o con protagonisti diversi, non avrebbe mai ricevuto tale risalto mediatico”, afferma Lopes.
Al problema della selezione delle notizie si aggiunge l’eccessiva copertura delle difficoltà burocratiche riguardanti i migranti, come le lunghe file fuori dall’Agenzia per l’Integrazione, la Migrazione e l’Asilo (AIMA). Queste immagini, spesso sensazionalistiche, creano l’idea di una “invasione”, quando il vero problema è legato all’inefficienza delle risorse amministrative.
Il peso degli stereotipi e le conseguenze sociali
Pedro Góis, dell’Università di Coimbra, sottolinea come la ripetizione costante di immagini e luoghi specifici rafforzi la xenofobia verso gli immigrati in Portogallo. “Quando associamo sempre gli stessi spazi agli immigrati, come Rua do Benformoso a Lisbona, creiamo un circolo vizioso nella percezione collettiva”, spiega Góis. Questo tipo di rappresentazione non riflette la vera realtà dell’immigrazione, dove molte comunità sono sparse e integrate nel tessuto nazionale, lontane dai riflettori dei media.
La via Benformoso, ad esempio, è spesso utilizzata come simbolo dell’immigrazione, ma non è affatto rappresentativa del fenomeno migratorio nel suo complesso. Parimenti, aree come Cova da Moura servono a perpetuare immagini stereotipate della comunità capoverdiana. Questo approccio mediatico, secondo il ricercatore, contribuisce a un multiculturalismo negativo, in netto contrasto con la promozione di esempi positivi osservata nei reportage di altri Paesi.
Questa narrativa di xenofobia in Portogallo si riflette chiaramente nei dati del Barómetro da Imigração: il 63% degli intervistati desidera una riduzione degli immigrati provenienti dal subcontinente indiano, mentre il 68% ritiene che la politica migratoria sia troppo permissiva. Inoltre, il 67,4% associa l’aumento della criminalità agli immigrati. Infine il 68,9% li accusa di mantenere bassi i livelli salariali.
Uno sguardo umano e il ruolo cruciale dei media nell’alimentare la xenofobia in Portogallo
Nonostante tali pregiudizi, emerge anche l’importanza riconosciuta degli immigrati per la crescita economica del Paese. Il 68% degli intervistati riconosce il loro valore per l’economia nazionale, evidenziando un paradosso nella percezione pubblica.
Pedro Góis insiste sull’urgenza di umanizzare il racconto sull’immigrazione. La visione stereotipata non solo disumanizza le persone, ma alimenta tensioni sociali e pregiudizi, rendendo necessario un approccio più equilibrato e responsabile da parte dei media. “È indispensabile un’autoregolamentazione da parte dei giornalisti e del sistema mediatico. Questo processo non dovrebbe essere imposto dall’esterno, ma nascere da una consapevolezza interna”, conclude il ricercatore.
In un Portogallo che, nel 2025, fa ancora i conti con la diffusione della xenofobia, il lavoro dei media può fare la differenza nel creare una società più inclusiva. Risulta quindi essenziale promuovere una narrazione che restituisca dignità agli immigrati e ridimensioni il peso di pregiudizi infondati.
Fonti per la stesura dell’articolo: Instituto de Ciências Sociais (ICS) de Lisboa – Fundação Francisco Manuel dos Santos
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