È una notizia che alza il livello di guardia nelle strutture sanitarie lusitane. Sono infatti ufficialmente identificati i primi casi di infezione da Candida auris in Portogallo. Uno studio condotto dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Porto, la FMUP, ha confermato la presenza del «fungo killer», descrivendone gli otto casi rilevati nel corso del 2023 in un ospedale della regione Nord. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Fungi, evidenziano come questo microrganismo rappresenti una minaccia emergente per la salute pubblica globale a causa della sua elevata resistenza ai trattamenti farmacologici tradizionali.
Lo studio sui primi focolai di Candida auris in Portogallo
Secondo il comunicato diffuso dai ricercatori, l’indagine ha isolato otto pazienti colpiti dall’infezione. Sebbene siano stati registrati tre decessi tra le persone coinvolte, gli esperti hanno tenuto a precisare che la morte non è stata causata esclusivamente dal fungo, ma dalle gravi comorbidità preesistenti nei pazienti. Sofia Costa de Oliveira, la docente della FMUP che ha coordinato lo studio, ha sottolineato l’urgenza di una investigazione traslazionale integrata tra istituzioni accademiche e ospedali. L’obiettivo è rafforzare la capacità di risposta a queste sfide sanitarie basandosi su evidenze scientifiche solide, dato che la presenza in Portogallo della Candida auris richiede ora protocolli di sorveglianza molto più rigidi.
Caratteristiche e rischi
La Candida auris è un lievito capace di colonizzare la pelle e provocare infezioni invasive, specialmente in soggetti fragili o ospedalizzati. Non si trasmette per via aerea, ma attraverso il contatto diretto tra persone. Sono a rischio quindi pazienti, operatori sanitari e tutti coloro che entrano in contatto superfici contaminate, dove il fungo può persistere per lunghi periodi. La preoccupazione principale legata all’arrivo della Candida auris in Portogallo riguarda la sua natura multiresistente. È noto, infatti, che il fungo non risponde a molti degli antifungini comunemente utilizzati, come il fluconazolo. La professoressa Costa de Oliveira ha spiegato che il prossimo passo sarà analizzare l’impatto delle nuove mutazioni rilevate per comprendere meglio la progressione dell’infezione e sviluppare alternative terapeutiche efficaci.
Il contesto europeo: un confronto con l’Italia
Mentre il Portogallo affronta i suoi primi cluster, la situazione nel resto d’Europa circa la Candida auris appare già critica. L’Italia, in particolare, si colloca al terzo posto per numero di casi segnalati nell’ultimo decennio (712), superata solo da Spagna e Grecia. Nel 2023 si è registrato un picco assoluto in Europa, con oltre 1300 casi totali. L’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha lanciato un monito: in Paesi come Italia e Spagna la diffusione è ormai talmente capillare che risulta difficile distinguere i singoli focolai. Questo scenario funge da avvertimento per le autorità sanitarie locali in Portogallo, chiamate a contenere la diffusione della Candida auris prima che diventi endemica come nei Paesi mediterranei vicini.
Prevenzione e sintomi della Candida auris
Identificare questo “fungo killer” non è affatto semplice. Le infezioni vengono diagnosticate solo tramite colture specifiche. Spesso i test confondono questo fungo con altre specie di Candida. Servono laboratori specializzati per confermare la diagnosi. Inoltre, i sintomi sono molto generici e poco evidenti. L’infezione può rimanere silente per molto tempo. Diventa invasiva quando le difese immunitarie si abbassano. La prevenzione richiede misure di controllo rigorose. L’igiene delle mani deve essere scrupolosa. La disinfezione degli ambienti è cruciale per la sicurezza. Senza sorveglianza, la Candida auris potrebbe diffondersi rapidamente in tutto il Portogallo.
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