È un gioco di prestigio che ormai, da residenti in Portogallo, stiamo imparando a conoscere fin troppo bene. C’è una sorta di regola non scritta, ma puntualmente applicata, secondo cui le buone notizie per le tasche dei cittadini devono essere necessariamente temperate dalle esigenze di cassa dello Stato. La vicenda del prezzo dei carburanti di questa settimana ne è l’esempio plastico. Quasi da manuale di economia politica applicata al reale: il mercato scende, i prezzi alla pompa dovrebbero crollare, ma il governo interviene e trasforma un potenziale sospiro di sollievo in una mezza smorfia. Non è catastrofismo, è pura aritmetica fiscale nel mondo delle tasse sui carburanti in Portogallo.
Per la quinta volta, l’esecutivo ha deciso di mettere mano alla calcolatrice proprio quando le quotazioni internazionali del greggio avrebbero permesso un risparmio consistente. Il ministro delle Finanze, Miranda Sarmento, aveva avvertito a settembre che la formula sarebbe stata riapplicata, e così è stato. La logica è ferrea, almeno dal punto di vista dell’Erario. Approfittare del calo dei costi della materia prima per reintrodurre gradualmente quel carico fiscale che era stato alleggerito durante i periodi più bui della pandemia e dell’inizio della guerra in Ucraina. Il risultato è che il beneficio per chi guida si assottiglia, quasi evapora, mentre le entrate statali ringraziano.
La strategia di Miranda Sarmento sul prezzo del diesel e della benzina
Non si tratta di una coincidenza, ma di una strategia deliberata. La riduzione prevista per questa settimana doveva essere la più significativa degli ultimi mesi, una boccata d’ossigeno vera: sette centesimi in meno per il diesel e tre e mezzo per la benzina. Numeri che, su un pieno, iniziano a fare la differenza. Invece, venerdì sera, con quella tempistica che spesso contraddistingue le decisioni impopolari, un decreto pubblicato sul Diário da República ha ridimensionato le aspettative. Lo sconto sull’Imposta sui Prodotti Petroliferi (ISP) è stato ridotto, e di conseguenza il calo reale alla stazione di servizio sarà molto più contenuto: quattro centesimi per il gasolio e appena un centesimo e mezzo per la benzina.
È interessante notare come il meccanismo sia tecnicamente ineccepibile ma politicamente scivoloso. L’attuale governo, guidato da Luís Montenegro, sta seguendo un percorso a ostacoli che era iniziato già nell’agosto dello scorso anno, quando si approfittò di un altro calo dei prezzi per aggiornare la tassa sul carbonio. Da allora, la stessa “formula” è stata applicata altre due volte a settembre e ora, nuovamente, in questo scampolo di 2024. Secondo le associazioni di categoria, queste decisioni cumulative hanno comportato un aumento “artificiale” di circa 7,5 centesimi per il diesel e quasi 7 centesimi per la benzina rispetto a quello che sarebbe stato il prezzo di mercato puro. Insomma, il prezzo scende, ma mai quanto potrebbe, perché nel mezzo c’è la mano dello Stato che recupera terreno (e gettito).
Il costo dei carburanti e le beffa agli automobilisti
C’è un dato che, numeri alla mano, rende l’idea della portata di questa operazione. Secondo Eurico Brilhante Dias, leader parlamentare del PS, questa singola decisione porterà nelle casse del governo circa 250 milioni di euro in entrate aggiuntive, calcolando l’impatto combinato dell’ISP e dell’IVA. Una cifra non indifferente, che serve a far quadrare i conti pubblici ma che viene prelevata direttamente dai portafogli di chi vive e lavora in Portogallo.
Va detto, per onestà intellettuale e per evitare facili polemiche da bar, che la situazione straordinaria vissuta nel 2022 e nel 2023 non poteva durare in eterno. La pandemia prima e l’invasione russa dell’Ucraina poi avevano fatto schizzare anche in Portogallo i prezzi dei carburanti a livelli insostenibili, costringendo il precedente governo di António Costa a congelare l’aggiornamento della tassa sul carbonio e ad abbassare l’ISP per evitare la paralisi economica e sociale. Era una misura di emergenza, un paracadute. Tuttavia, nel 2023, la tassa sul carbonio ha iniziato a essere “sbloccata” e ora assistiamo a un’accelerazione di questo processo di normalizzazione. Il problema è che la normalizzazione, per il cittadino comune, significa semplicemente pagare di più.
Il percorso verso il ritorno alla normale pressione fiscale

Sullo sfondo di queste manovre interne, c’è un convitato di pietra che non possiamo ignorare: Bruxelles. La Commissione Europea, con il suo consueto pragmatismo burocratico, ha già da tempo esercitato pressioni sul Portogallo affinché ponesse fine al regime di aiuti e riduzioni delle tasse sui carburanti fossili. C’è stata persino una lettera formale inviata al governo per ricordare che le misure straordinarie post-pandemia non possono diventare strutturali. Il ministro delle Finanze ha recepito il messaggio, impegnandosi a ripristinare la tassazione ordinaria, ma promettendo di farlo in modo “graduale”.
Ed è proprio in questa “gradualità” che si gioca la partita politica. Bruxelles non ha imposto una data di scadenza tassativa, lasciando a Lisbona il margine di manovra sul quando e sul come. L’esecutivo ha scelto la via dell’opportunismo di mercato: si alzano le tasse solo quando il prezzo della materia prima scende. Questo nel tentativo di rendere l’aumento meno percepibile, quasi indolore. Una sorta di anestesia fiscale. Tuttavia, la percezione degli automobilisti è ben diversa, specialmente in un paese dove il costo dei trasporti incide pesantemente sul bilancio familiare. Aggiungendoci che la rete ferroviaria, come spesso ricordiamo, non offre sempre alternative capillari ed efficienti in ogni provincia.
Un futuro di aumento dei prezzi e la fine degli sconti
Guardando avanti, il quadro richiede una massiccia dose di realismo. Non bisogna essere analisti finanziari per capire che la direzione è tracciata: i tempi degli sconti statali stanno finendo. Se il governo dovesse decidere di ripristinare integralmente l’ISP ai livelli pre-crisi, l’impatto sarebbe traumatico. Secondo i calcoli del Jornal de Negócios, il ritorno alla tassazione piena potrebbe far lievitare il prezzo al litro di benzina e gasolio fino al 10%.
Siamo quindi di fronte a uno scenario in cui, paradossalmente, dobbiamo sperare che il prezzo del petrolio continui a scendere sui mercati internazionali solo per compensare in Portogallo l’inevitabile risalita delle tasse interne sui carburanti. È una corsa sul posto, dove per rimanere fermi allo stesso prezzo bisogna correre molto velocemente. L’automobilista portoghese (e l’italiano residente che qui guida e lavora) deve rassegnarsi all’idea che il prezzo del carburante più basso che in Spagna è un ricordo del passato. La transizione verso una fiscalità ambientale più rigida e il rientro dai deficit pandemici sono le priorità attuali. Resta l’amaro in bocca per quel risparmio sfumato proprio all’ultimo metro, venerdì sera, con un decreto che ci ricorda come, alla fine, il banco vince sempre.
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